Identikit di un campione #4 Jack Sintini / Heroes in sport: Jack Sintini

jack sintini heroesCi sono eroi silenziosi. Ci sono eroi che scoprono di essere “super” quando vengono toccati dalla kriptonite. E la vincono.
Giacomo “Jack” Sintini, classe 1979, palleggiatore della Trentino Volley, è un giocatore di pallavolo, ma è anche un eroe.
Jack ha una moglie, una bambina di 5 anni e una carriera bellissima nello sport. Jack è uno di quelli “fortunati”, perché ha fatto dello sport una professione.
Poi, un giorno, il mondo gli è crollato addosso. O almeno, così tutti avremmo pensato.
A Jack è stato diagnosticato un linfoma. E quando hai un cancro, dio solo sa cosa ti passa per la testa.
Ma Jack non ha mostrato il suo lato debole nemmeno all’ombra della morte, proprio come fanno gli eroi. L’ha affrontata, così come affronta i suoi avversari sotto rete. Io, come tante altre persone, ho seguito la sua partita su Twitter.
Jack ha lottato, ha giocato di squadra con i medici che l’hanno seguito a Perugia, e infine ha vinto. 3 set a 0.

Dopo poco più di un anno Jack è tornato nei campi da gioco, guarito, a dirigere il suo Trentino Volley. Ha vinto il campionato italiano, uno dei più difficili del mondo, ed è stato eletto miglior giocatore. Durante l’intervista di rito ha detto queste parole: “Voi sapete dov’ero un anno fa. Non sapevo neanche se sarei riuscito a sopravvivere. Oggi sono qua, io ce l’ho fatta e non sono nessuno, sono una persona normale. Questo lo dedico a tutte le persone ammalate di cancro.”

Non bisogna salvare fisicamente centinaia di persone per essere considerato un eroe. Certe volte basta salvare la propria.
E ispirare gli altri.


There are claimed heroes, then there are silent heroes. There are heroes who found their “Super” powers when they came in contact with their Kryptonite. And beat it.

Giacomo “Jack” Sintini, born in 1979, plays for Trentino Volley. He’s a volleyball player, and a hero. Jack has a wife, a five-year-old daughter and a shining rewarding sport career. Jack is a lucky guy since he has converted his passion into a profession.
One day it happens that the world collapses into him. Or that’s what the most of us should’ve thought. A Lymphoma has been diagnosed to Jack, and god only knows what kind of stuff has run into his mind after this discovery.

Nevertheless, Jack didn’t leave himself open to the weakness, the fear, nor the shadow of death, just like the real heroes do. He faced death as he has faced his opponents in front of the net at the sport arena. I followed him on Twitter - like thousands of people – and I supported him during his painful way to a new life.  Jack fight, team-played with the medical staff who treated him at a clinic facility in Perugia, and finally won.

After a year, Jack has back into the sports arena as a professional volleyball player, leading his Trentino Volley to the top of the Serie A1, one of the toughest volleyball championship in the world. He has also been awarded as a MVP.
During the customary interview, he said: ” You know where I was one year ago. I didn’t even know if I could have survived. But I’m here today, I did it. I did it even if I’m no one. I’m just a normal person. I’d like to dedicate everything I achieved today to the people who are struggling because of the cancer.”

Sometimes you don’t need to physically save hundreds of people to be considered as a hero. Sometimes you need just to save yours.
And get people inspired.

Photo credit Vitez-Ag. Aldo Liverani

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Una pubblicità anti maltrattamento solo per i piccoli/ A child abuse ad only for kids

 child abuse ad - pubblicità maltrattamento minoriL’idea è di quelle geniali, il funzionamento vecchio come le carte di Dragon Ball che trovavi dentro i succhi di frutta, che trasformavano Goku in Super Sayan.
In Spagna un team di pubblicitari ha creato una pubblicità che solo i bambini posso vedere. Il suo intento non è vendere più succhi di frutta, ma un fine giusto: far capire ai bambini maltrattati che possono chiedere aiuto. E come ci sono riusciti? Facendo passare un messaggio che solo una persona non più alta di 130 cm (che si presume sia un bambino) può leggere, mentre l’adulto leggerà un messaggio differente, dall’alto dei suoi 175 cm di media.

Un metodo intelligente per parlare con i bambini di problemi più grandi di loro e da cui sono ovviamente spaventati,  che spero possa aiutare qualche piccolo in difficoltà. Perché, come dice il video dopo la parte in inglese (che spiega tecnicamente come funziona la pubblicità), in un mondo di adulti i maltrattamenti ai bambini sono visti spesso solo dai bambini che li subiscono.

Un grazie particolare a Designtaxi che ci ha fatto un articolo da cui ho preso il video.


The idea is a very brilliant one while the mechanism is old-fashioned, as I well remember that in a lot of transformation cartoon cards attached to Italian fruit juices.
A team of advertisers has created in Spain an ad that can be read by kids only. Their aim is not to sell more fruit juice, but it’s a very good one: making abused child realise that they can ask for help. How did they do it? By spreading the anti child abuse message on people less tall than 4′ 2″ only – who is supposed to be a kid.
In fact, while kids will read the anti child abuse payoff and its call to action, adults – from their average 5′ 7″ – will read a different message, targeted to child abuse as well, but not the same kids’ one.

I think this is a very clever way to talk to kids about child abuse, and I hope it will help some little fellas in distress. Because, as the following video says (explaining the ad technically), sometimes child abuse is only visible to the child suffering it.

Thanks to Designtaxi for having highlighted it.

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Quando scrivi, ma non hai il tempo per farlo

No time - non c'è tempoCi sono certe settimane che, alla faccia della programmazione precisissima al limite del nazismo, non hai tempo per scrivere.
Nonostante le 7000 parole settimanale di target che, bene o male, riesci spesso anche a superare, non hai tempo per scrivere.
I motivi sono principalmente due:

- Il target è “targetizzato” a un solo prodotto = i miei romanzi gialli. L’ho promesso all’editor, l’ho promesso al piccolo gruppetto di lettori (che crescerà esponenzialmente appena pubblicherò) che mi scrivono quasi tutti giorni chiedendomi: “Embè, sto Chase Williams detective, allora?” Questo significa che tutto il non targetizzato sono parole “in più” che DEVI spendere, e per cui devi trovare il tempo.
- Scrivi in due lingue. Che ormai significa non avere più la gestione ottimale di nemmeno una lingua. Il terribile fenomeno dello switching di lingua (come potete leggere) mi sta contagiando: prima stavo scrivendo in italiano, e quando ho iniziato il nuovo paragrafo ho attaccato in inglese. Non è bello, credetemi. Ti assale l’impotenza e il timore di perdere anche l’ultimo baluardo di sintassi italiana corretta che cerchi di custodire gelosamente.

E in tutto questo, devo affrontare l’amara verità: non ho tempo. Che poi è anche il titolo di questo post. E certe settimane, come questa, è peggio che mai. Per scrivere le 13000 parole settimanali che mi servirebbero per vivere serenamente in queste settimane di ammutinamento della programmazione nazista, dovrei tralasciare una o più delle seguenti task intralasciabili:

- Igiene personale
- Igiene della casa
- Lavoro
- Mangiare
- Leggere (che per fortuna c’è la santa pausa pranzo e i tragitti in treno)
- Spesa e commissioni per il sostentamento della casa e della persona (e ve lo dico, ho già delegato il 90% di tutto ciò al mio santo ragazzo, e ringrazio per l’opportunità stra-abusata da me di fare la spesa online)
- Santo ragazzo di cui sopra, che in tutto questo non dice altro se non parole di sostegno e comprensione.

In tutto questo, ho già tolto i seguenti punti, troncati per mancanza di tempo ed evidente necessità di ritagliare spazi vitali altri per scrivere e lavarmi:

- Vita sociale
- Workout (e intendo corsa, yoga, esercizi di concentrazione, parole crociate)
- Giocare ai videogiochi
- Giocare a Reload (che, per chi non lo sapesse, è un videogioco di target shooting, quindi rientra anche nella categoria “esercizi di concentrazione”)
- Entertainment di ogni tipo più lungo di 50 minuti, ossia la durata massima di una puntata di Nikita o di Dexter.

Ecco. Ci sono settimane che vorresti davvero prendere il laptop e scrivere il tuo blog settimanale sulla tazza del cesso, perché non hai tempo di scriverlo altrove.
Vorresti scriverlo di notte, mentre sogni, ma quando ti accorgi che hai sognato di dormire, significa che hai davvero problemi, sia di tempo sia di stanchezza.

Questo post del Daily Pinner è stato scritto in 7 minuti. Non è stato scritto in inglese perché non ho ne avuto il tempo. Non avrei avuto nemmeno il tempo di tradurlo, che per tradurlo faccio prima a scriverlo di nuovo, switchando lingua.
Se anche voi, certe volte, non avete il tempo di scrivere (o di fare le vostre attività salva-vita), lasciatemi un segno di sostegno.
Se ne avete il tempo, ovviamente.

Photo credit San Diego Air&Space Museum Archive

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5 ragioni per cui amo correre / 5 reasons why I love running

5 reasons running - 5 ragioni per correreA dire il vero avrei almeno 50 o 100 buoni motivi per correre e farvi correre :)
In ogni caso, non posso tradire il mio magico numero 5, per cui eccovi le mie 5 ragioni per cui amo correre – e per cui dovreste iniziare anche voi!

1. Corro per essere “più”. Sì, correre mi rende qualsiasi cosa abbia un comparativo di maggioranza. Correre mi rende più forte, più agile, più veloce. In poche parole: (più) migliore.

2. Corro per pensare. Non importa se ascolto della musica o se corro in completo silenzio, correre mi connette con la mia parte più profonda. Posso pensare a un sacco di cose tutte insieme, oppure posso non pensare a nulla; posso esplorare le mie sensazioni come se avessi un altro senso, oppure semplicemente lasciare che la corsa mi porti avanti. Quando corri hai il controllo totale della mente, è un po’ come fare meditazione.

3. Corro per spingermi più avanti. Correre è un modo per sentirmi libera, ma anche un modo per sfidare i miei limiti. Io sono una tipa da sprint e brevi distanze, mi piace confrontarmi con l’amico cronometro e vedere quanti decimi riesco a limare ogni volta. E quando fallisco – la maggior parte delle volte! – è un punto da cui partire per continuare a migliorare, nei limiti delle mie possibilità.
Non si tratta di competizione: a volte può essere un po’ doloroso, ma è un modo per dire a me stessa: “Ok, può fare di più, sia sulla pista che nella vita”.
Spingermi ai limiti significa essere un’atleta migliore e una persona migliore.

4. Corro per stare bene. Che non è “essere in forma” tout court. Se volessi perdere peso andrei in piscina o a fare qualche allenamento massacrante con le diete in stile in ginocchio sui ceci. Correre è sentirsi sani, per me, perché anche se è uno sport d’impatto, il mio corpo sta bene quando corre. Ho ereditato da mio padre – anche lui corre, ovviamente! – delle belle gambe grosse e potenti. Sono nata così, non posso sciuparle. Corro per tenere le mie gambe forti e reattive come me le hanno date, anche se non incarnano proprio lo stereotipo della donna sottile che vediamo in TV.
Correre mi permette di avere un’ottima forza muscolare e tanto fiato, che significa molta più resistenza (fisica e mentale) alle fatiche di tutti i giorni.5. Corro per aiutare. Non sono un medico, non ho doti particolari che aiutano il prossimo a stare meglio. So solo scrivere e correre: uso la scrittura per intrattenere la gente, la seconda – a modo mio – per aiutare. Faccio quello che posso. Correre ti permette di raccogliere soldi per beneficenza, e tu – sì, tu, caro lettore che ti stai chiedendo se è il caso o meno di provare a correre, prima o poi – puoi aiutare altri runner guidando quelli ciechi. É un’esperienza che ti cambia la vita e di cui non vi pentirete. Visto che la Federazione Paralimpica per ipovedenti e ciechi esiste, ma il sito web non funziona, vi rimando al sito di Disabili in corsa, un progetto bellissimo fatto da volontari che ci mettono davvero tutto per aiutare gli altri.


After the Boston Marathon tragic events a lot of people are wondering why all those crazy runners are going to run the London Marathon, despite the terror and their relatives’ recommendations.

I have at least 50 or 100 good reasons to run and encourage you to run
. However, I can’t betray my magic number 5, so there you go:
 my 5 reasons why I love running – and why you should start running too!

Continue reading on Huffington Post UK!

Photo credit laufix

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Come scegliere il taglio di manzo / How to choose your cuts of beef

Ammettetelo, ve lo siete chiesti mille volte davanti alla vetrina della carne o di fronte a una vaschetta in offerta: ma questa carne di manzo sarà tenera? Il taglio di manzo è quello giusto per lo spezzatino? Il prezzo così conveniente equivale a un taglio di carne che non vale nulla?

Ecco, io me lo sono chiesta tipo mille volte, e non vi nascondo che mi è capitato di prendere certe cantonate che non riguardano solo la carne di manzo, ma tutti i tagli di carne. Sembrano così belli… e poi invece si rivelano carni nodose, dure e tenaci.

E allora ci hanno pensato i miei amici di Designtaxi, sito di design e non solo, a illuminarmi con una pratica guida al taglio del manzo. E se non sapete l’inglese poco importa: le icone e la legenda vi guideranno spiegando da quale parte del manzo proviene la carne, il prezzo di quel taglio di carne e la modalità migliore per cucinarla. Insomma, un vademecum così semplice e così utile che la prossima volta non avrete nessun problema, né dal macellaio né davanti ai fornelli.

PS: la foto più grande e più ingrandibile la trovate qui.

cuts of beef - taglio di manzo

Let’s admit it, you’ve asked it yourself a thousand of times whilst approaching a butcher’s window or in front of a huge offer at the grocery: is this beef meat a real deal? Will it be a tender beef meat? Is it the right meat for a stew? Is the prize so convenient because of its poor cut?

Here, I asked it like more than a thousand of times, and I must confess that sometimes I made literally a blunder, and I’m not just talking about beef meat, but all the cuts of meat. They seem so pretty… but at the end they are knotty and tough meat.

Luckily here they are, the Designtaxi guys, who has enlightened me with a brilliant cuts of beef guide. With some captions, a hint of icons and a smart legenda they were able to explain the wonderful world of the beef to anyone. You can see where a specific cut of beef come from, the average price of it and the best way(s) to cook it.
What do you want more? This is a very clever and practical vademecum so useful that next time I’m sure you won’t have any doubts either at the butcher shop nor in your kitchen.

PS: you can find a bigger and enlargeable photo here.

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  • Eeek! Niente, per ora :)
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