Baby robot: genitori per 48 ore (ecco com’è andata)

La mia azienda ha fornito a tutti gli impiegati senza figli un neonato robot di 3 mesi da accudire durante il fine settimana. Ecco come è andato il mio weekend da mamma.

baby robot, esperimento sociale, maternità, genitori, essere genitori, diventare madre, simulazione genitoriTutti i giorni ho a che fare per lavoro con prodotti per neonati, bambini e madri. Conosco ormai qualsiasi termine e oggetto che non deve mancare in maternità e nei primi anni di un bambino. Eppure, non ho la minima idea di quello che le nostre clienti vivono ogni giorno, come se la cavano con i loro figli.

Così, Wauwaa ha consegnato a tutti gli impiegati senza figli un baby robot programmato per attivarsi alle 18:00 del venerdì, per spegnersi poi alle 10 della successiva domenica mattina.
I baby robot pesano circa 3,5kg e il loro peso è distribuito proprio come in un neonato vero, ossia con la testa più pesante del resto del corpo. Una volta ho detto che non ero pronta per fare la madre, e la cosa non è cambiata. Figuratevi con quanta gioia ho accolto questo bambolotto.

Assieme al baby robot ci sono stai forniti: un biberon, due pannolini e due braccialetti. Sia i pannolini che i braccialetti hanno un magnete che reagisce se appoggiato alla pancia del bambolotto, a simulare la voce del genitore che indica la sua presenza al bambino quando inizia a piangere. Inoltre, Babylonia ci ha fornito una comoda fascia porta-bimbi in cotone organico che mi sarebbe stata utile per muovermi fuori da casa (sì, ho avuto il coraggio di andare in giro per Londra con il baby robot).

Missione del fine settimana: non uccidere il baby robot. Siamo stati istruiti su come sostenere la testa del bambolotto – perché i neonati non hanno il collo abbastanza robusto per sostenerla da soli – e buona fortuna.

baby robot, essere genitori, esperimento sociale, essere madre, maternità, simulazione genitoriDato che il bambolotto non poteva assomigliare nè a me nè al mio partner, abbiamo deciso di mettergli qualcosa che ci rappresentasse entrambi. Il mio CEO ha riconosciuto subito il mio baby robot in mezzo a tutti gli altri. “Si vede proprio che tuo figlio è italiano”, mi ha detto, “É il meglio vestito.”
Il mio baby robot indossava una tutina Absorba e un cardigan Zip Zap fatto a maglia (con cappuccio strategico per nascondere il viso di plastica in giro). Il tocco del mio partner è stata una spilletta di WordPress, dato che Franz lavora per un’agenzia VIP di WordPress.

Stavo facendo FaceTime con i miei genitori quando il baby robot si è attivato. E ovviamente si è messo a piangere strillare. Forte.
Prima reazione: panico. Non ci aspettavamo che il baby robot si accendesse e piangesse subito. Ho avvicinato il braccialetto alla pancia, ma non reagiva. Volume del pianto del baby robot: +1000.
“Pannolino!” urlo a Franz, che mi passa il biberon perché non trova il pannolino.
Ok, il biberon va bene lo stesso: magari ha fame. Sbagliato. Volume del pianto del baby robot: +2000.
Franz trova il pannolino, me lo passa: nulla. Non funziona manco quello.
Livello panico: +3000. Volume del pianto del robot: +5000.
Intimo a Franz di chiudere FaceTime con i miei genitori, che nel frattempo erano entrati in una fase di apnea isterica per il troppo ridere. Prendo il baby robot in braccio che sembra calmarsi per qualche secondo, per poi aumentare il volume del pianto a +10000.

É andata così più o meno tutto il fine settimana. Abbiamo imparato in poco tempo a riconoscere i diversi pianti del baby robot: il pianto della fame è diverso da quello di quando vuole fare il ruttino o di quando si vuole cambiato.
A volte piangeva solo perché si voleva in braccio o cullato, proprio come un bambino vero.

Cosa ho imparato da questo fine settimana da robot madre?

essere padre, paternità, baby robot, esperimento sociale, diventare papà – I bambini ti cambiano la vita. E quando la gente lo dice, ho capito perché. Puoi fare esattamente le stesse cose che facevi prima dell’arrivo del neonato, solo che le fai diversamente. Anche una cosa banale come andare al pub con gli amici è stata un’esperienza diversa.
– Gli autisti degli autobus ti fanno salire anche se non sei alla fermata.

– La gente in metro o nei treni ti fa sedere, ma tante volte sono troppo distratti da altro (telefono, libri, o… sonno) che non ti notano.

– Non importa cosa fai o non fai, certe volte i bambini piangono senza motivo.

– Non importa che braccialetto hai, il baby robot si calma quasi sempre solo in braccio a Franz.

– Le madri hanno quelle facce lì perché non dormono. Non. Dormono. Mai.

– Se avessi mai avuto (ma non ne avevo) qualche dubbio sul mio percorso di vita con Franz, adesso ne ho zero. Un altro uomo non avrebbe preso mai sul serio questo esperimento, lui invece si è comportato proprio come se il baby robot fosse vero. Questo mi ha fatto capire che se un giorno avremo un bambino non robot potrò contare sulle sue braccia calmanti.

La cosa più importante, comunque, è che non abbiamo ucciso il baby robot, e siamo riusciti anche a non farlo mai piangere di dolore (es. non supportando la testa).
Domenica mattina il baby robot ha emesso un verso di gioia prima di spegnersi. Come se ci volesse ringraziare. E ci è venuta quasi la tristezza. Poi ci siamo ricordati la faccia preoccupata del signore affianco a noi al pub quando ho messo il baby robot sulla panca a faccia in giù e ci è passata la tristezza.

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