Castrogiovanni: don’t try this at home

And not at rugby fields too!

Ieri, entrando all’Olimpico, ho sentito una cosa che mi ha fatto molto pensare. Un ragazzino diceva a un altro amico: “Anche io vojo fa’ come Castro… Grande Castro, s’è rotto ‘na costola e sta già dellà a gioca’! Grandissimo Castro!”

Quello che è ovvio, ma che non è mai troppo ovvio, è quel messaggio che tutti hanno dato per scontato e che non è stato passato dai media. Grazie anche alle spiacevoli uscite come quelle di Cuttitta, che per quanto mi riguarda lasciano il tempo che trovano: quello del pre-partita.

Martin Castrogiovanni è un eroe, il Man of the Match di una partita – quella tra Italia e Scozia – che si doveva vincere. Castro è tornato in campo a meno di un mese dalla frattura di una costola. Un grande, come diceva quel ragazzo allo stadio, un eroe, come sempre lo è chi non si risparmia mai, chi entra in campo e dà tutto quello che può dare, in nome della maglia che indossa, della passione per questo sport, dei tifosi.

Però mi sento in dovere di aggiungere una ovvia postilla a tutto questo. Perché se è vero che Castro è un numero uno anche per il suo attaccamento alla maglia e al rugby, è anche vero che dietro a ogni eroe c’è sempre un Robin, come per Batman.

Castro non era solo nella sua lotta contro il tempo e l’infortunio. Ha a fianco a sé un gruppo di fisioterapisti, preparatori atletici, medici e massaggiatori che hanno permesso il suo fulmineo ritorno alle gare, sebbene incerottato e non al massimo della forma. Ecco, è davvero scontato ricordare i nomi e i ruoli di chi lavora dietro le quinte? Io credo di no, perché dietro il Anche io vojo fa’ come Castro si nasconde il pericolo. Come sentire il dolore e resistergli, per emulare il proprio idolo ed essere come lui.

I comportamenti e gli esempi come quello che Castro mi presta in questa considerazione sono certamente da lodare, ma con le ovvie postille a piè di pagina, imprescindibili come le clausole dei contratti.
Il mio allenatore diceva sempre: nel dubbio, riposa. Soprattutto se non hai un Robin che ti protegge e ti aiuta a rimanere un eroe. E qualche volta ti salva le chiappe.


Yesterday morning I heard something that made me think a lot while entering the Olimpico Stadium. A boy said to a friend: “I wanna be like Castro too… Good job Castro, he broke a rib and he is already playing on the field! Bring it on, great Castro!”
The obvious thing, that is never too obvious, is the message not taken for granted and  not well get through by media.

Martin Castrogiovanni is a hero, the Man of the Match of a gameItaly vs. Scotland – that Italy must win. He is back on the field in less than a month after breaking a rib.
Castro is really a top class player, like that guy said at the stadium. He is a hero as everyone uses to not spare himself, like everyone enters the field and gives all he can give in the name of the jersey he wears, the passion for this sport and the fans.

But I feel duty bound to add a footnote to all this obviousness. Because if it is true that Castro is a number one also due to his devotion to the jersey and rugby, it is also true that there is always a Robin behind a Batman.

Castro has not been alone during his struggle against time and the injury. He has a group of physiotherapists, strength and conditioning coaches, doctors and massotherapists beside him, who has allowed his meteoric comeback.
Here is it really obvious to remember the names and roles of the guys who work behind the scenes? I think no, because the hazard lies behind this I wanna be like Castro too. Like feeling the pain and resist, in order to emulate your own idol and be like him.

The behaviors and examples like the one that Castro lends me in this remark are surely to be commended, but with the obvious annotations on the footnotes, as the essential term note on the agreements.
My coach always said: in doubt, rest. Especially if you don’t have a Robin who protects you and helps you to keep alive your hero status. And sometimes to save your ass.

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  • Gabburger

    Non ho mai provato, ma dicono che le costole sono dolorosissime e che sia n recupero un po’ palloso perchè come ti muovi senti dolore.
    Perciò direi che nel caso del ragazzino qualunque, il pericolo è limitato perchè se non è guarito del tutto, difficilmente riuscirebbe ad alzarsi dal letto, figuriamoci a giocare.

    Piuttosto, conosco tante persone che sottovalutano o comunque tentano di bruciare i tempi di recupero da infortuni muscolari, storte, ecc… e che finiscono col peggiorare perchè si ritrovano a farsi male in altre parti del corpo ed il tutto diventa un’agonia. Meglio star fermi una settimana in più e recuperare del tutto, piuttosto che tentare di giocare ed inoltrarsi in una nuova serie di infortuni che possono andare avanti per mesi.
    Purtroppo ci si rende conto della stupidaggine a cose fatte.

    • EraniaPinnera

      Ciao Gab,

      non me ne parlare. Molto spesso anche l’atleta più esperto (che non sono io, a scanso di equivoci) non calcola bene la sua soglia del dolore e cade in errore. E sono errori che poi si pagano.

      Il concetto che hai espresso è esattamente affine al mio – se non proprio uguale. Sul ragazzino che non gioca per il dolore ti direi che hai ragione, specie se vedo come si sono “rammollite” la classi dopo la mia.
      Se però penso al messaggio che un eroe come Castro potrebbe dare, il timore mi rimane. Ecco perché credo che sia sempre importante ricordare che se sono Top Class Players, hanno anche un Top Class Team attorno a loro :)

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