Instagram in palestra fa bene

Non c’è bisogno di essere un guru dei social media per avere successo nel tuo quartiere. Questa è la storia di come Instagram in palestra non è sempre distruttivo – a me mi ha resa famosa*

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Hai presente quando passi un sacco di tempo a spremerti le meningi per creare una straordinaria campagna di marketing, e poi non hai idea di cosa hai fatto, ma ha funzionato?
Questo è quello che mi è successo un paio di giorni fa, quando ho postato una foto di me, su Instagram, in palestra. La didascalia diceva più o meno così:

Ieri ho iniziato un programma di allenamento di 21 giorni. L’ho modificato un po’ per farci entrare anche le lezioni di gruppo che seguo a @energie_forest_hill. Ho scattato qualche foto per controllare poi i possibili miglioramenti tra 21 giorni, @franzvitulli mi ha suggerito di prendere quelle dove non mi piaccio. Eccole qui. Vedremo cosa succederà!

Il mio obiettivo era solo informare la gente che mi segue che avevo iniziato un programma nuovo. Siccome sono sempre molto severa con me stessa, gli amici mi hanno suggerito di pubblicare qualche foto in più, che è terapeutico. Non sono ancora molto convinta ma vabbè, ci sto provando.
Insomma, avevo bisogno di qualche foto per monitorare i progressi dell’allenamento, così le ho pubblicate e ho menzionato sia la palestra che frequento che mio marito, per le ragioni scritte nella didascalia.

L’allenamento seguente

E poi è successa una cosa strana quando sono andata in palestra, quel pomeriggio. A dirla tutta, ho realizzato ciò che era successo solo sulla via di ritorno verso casa.
In pratica, la gente ha iniziato ad approcciarmi e a parlare con me in sala pesi, senza alcun motivo apparente. In genere non sono una persona molto loquace in palestra. Se mi sto allenando, mi sto allenando, non ho né tempo né voglia di chiacchiere. Se debbo conversare, lascio le ciance per la doccia.

E invece, la gente ha iniziato tipo:
“Come va?”
“Hei, tutto a posto?”
“Ti vedo bene, eh! Brava!”

😱

Ho pensato di avere un brufolo gigante in faccia, qualcosa tra i denti, un attacco allergico o la calzamaglia strappata sulle chiappe (true story). Debbo ammettere che ho controllato tutte queste possibilità e anche di più, ma era tutto OK. Siccome avevo anche una brutta tosse, ho pensato che avessi solo una brutta cera, stop.
La cosa non mi ha seccato particolarmente e alla fine ho lasciato perdere. Mi vogliono salutare? E io li saluto pure.

Il miracolo di Instagram in palestra, meglio di quello di Charles Dickens di Natale

Quando stavo tornando a casa, ho controllato Instagram. 11 follower, 67 like, 2 commenti e 1 menzione. 😯

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Se ti fai selfie e poi li metti su Instagram, in palestra se ne accorgono subito.

La mia ultima foto (il collage di quelle per il controllo del nuovo programma) era stata ricondivisa su dall’account Instagram della palestra che frequento. Questo ha generato tutta quella marasma di notifiche, e infatti tutti i nuovi follower erano anche follower della palestra.

La cosa più interessante di tutto questo, per me? Accidentalmente, ho venduto diverse copie dei miei libri gialli.

Adesso, la mia situazione è che tutti mi conoscono in palestra e sanno chi sono. Se è una cosa buona? Non lo so. Non sono quel tipo di animale da palestra a cui piace controllarsi la definizione del tricipite allo specchio quando la sala pesi è piena di gente. Infatti, ho fatto queste foto con la porta dello studio chiusa da due kettlebell da 8kg. Che non si sa mai.

Che cosa ho imparato

I compagni della palestra non sono certamente il mio target per quanto riguarda il marketing dei miei libri, eppure questa specie di esperimento involontario mi ha insegnato a non sottovalutare la potenza delle piccole comunità locali. La palestra che frequento non è una di quelle palestre in franchise con trenta milioni di iscritti, ma è invece una palestra ‘rionale’, uno dei perni del quartiere e un centro di aggregazione sociale per le persone che vivono qui vicino. Si tratta di persone che si incontrano spesso anche fuori dalle mura della palestra, e che si aiutano quando serve.

Non c’è bisogno di essere un guru dei social media per costruire una strategia di personal branding e avere qualche follower. A volte basta essere se stessi.

Seguimi su Instagram! (e non è stato mai più appropriato di così!)

*Mamma, lo so che stai leggendo, e so che a me mi non si dice, ma lo scrivo lo stesso perché a me mi piace

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Le tag title nell’ottimizzazione SEO – qualche consiglio

Nell’ottimizzare una pagina per i motori di ricerca, uno degli aspetti in cui mi concentro maggiormente sono le tag title. Quando si parla di tag title divento abbastanza ossessiva: le scrivo e le riscrivo fino a quando non individuo quella che potrebbe andare bene. Oggi voglio spiegare perché dovremmo prestare più attenzione alle tag title.

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Cos’è una tag title?

La tag title è una frase che descrive il contenuto di una pagina online. Di fatto, si tratta di un titolo in tutto e per tutto. Molti colleghi che lavorano nel SEO affermano che le tag title sono gli elementi più importanti dell’ottimizzazione on-page, e concordo pienamente.

Immagina di dover dare una definizione di una frase riguardo te stesso. Ecco, la tag title fa esattamente la stessa cosa.

Le tag title sono importanti perché appaiono in tre degli spazi fondamentali del web nell’ambito del SEO (ma anche della user experience): SERP (Search Engine Ranking Positions – i.e. il posizionamento di un sito sulla pagina dei risultati del motore di ricerca), siti esterni e browser (nella tab della pagina in alto).

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Un esempio di tag title (in grassetto) su un sito web esterno (Facebook)

Meglio focalizzarsi sulle tag title o sugli H1?

Per esperienza e opinione personale, la priorità va alle tag title. Una pagina web può avere più di un H1 (sebbene di solito l’H1 viene usato come titolo della pagina/blog). Per contro, esite un’unica tag title da ottimizzare. Questo non significa che abbiamo il permesso di scrivere H1 approssimativi!

Mentre i moderni CMS fanno in modo che (praticamente per default) il primo H1 della pagina definisca automaticamente anche l’URL (e spesso questo URL non è facilmente editabile una volta indicizzato, se non con 301 redirect e altre stregonerie), le tag title possono essere cambiate e migliorate quando si vuole. Personalmente, mi diverto a cambiare le tag title ogni volta che le statistiche mi danno un dato particolarmente negativo. Per esempio, mettiamo il caso che una delle pagine del sito di Chase Williams non stia raccogliendo il numero di click (la semplifico in questo modo) che mi aspettavo: potrebbe essere un problema di tag title? Un minimo, singolo cambiamento proprio nella tag title può fare una grande differenza nelle SERP.

Esiste la tag title perfetta?

No. Il mondo del SEO è in continuo cambiamento, e mentre sto scrivendo questo post, i motori di ricerca se ne sono già inventati una nuova nel modo di leggere le tag title, oppure hanno direttamente aggiornato l’algoritmo :D

Tuttavia, ci sono alcune accortezze generali da tenere a mente per creare delle tag title che siano search engine friendly:

  • Attenzione alla lunghezza.

    Google raccomanda di non superare i 55-60 caratteri, che sono più o meno 8/10 parole o 512 pixels. Eccedendo nella lunghezza si rischia di avere la tag title tagliata, per cui nelle SERP lo snippet del nostro articolo/pagina apparirà con dei puntini di sospensione, come a dire ‘Il titolo continua, ma non lo puoi leggere tutto‘.

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    Personalmente non mi faccio troppi problemi se la tag title che ho scritto risulta leggermente più lunga di quanto Google consiglia. I motori di ricerca usano la UX e la leggibilità di un contenuto come elementi chiave per indicizzare una pagina, per cui preferisco non sacrificare la qualità della mia tag title a favore della completezza di apparizione nelle SERP. La maggior parte delle volte, in ogni caso, il problema non si pone, dato che trovo sempre un modo per conciliare la user experience e i requisiti per una buon rank sui motori di ricerca. E’ tutta questione di pratica.

  • Le parole chiave sono importanti.

    Piazzare strategicamente parole chiave rilevanti all’inizio del testo è una buona pratica per moltiplicare il super potere delle tag title. Visto che ci sono solo 8/10 parole visibili sulle SERP, perché non usare subito il jolly parola chiave? D’altronde, sono proprio le prime parole quelle che i motori di ricerca passano in rassegna subito quando visitano una pagina.

  • Pensa come una persona pragmatica.

    Ogni volta che scrivo una tag title, penso a che cosa un essere umano estremamente pragmatico vorrebbe leggere per scatenare in lui il quid di cliccare sul link e quindi accedere al contenuto della pagina. Il pragmatismo è la virtù umana più vicina all’idea di algoritmo che riesco a concepire, e che quindi spiega bene cosa un motore di ricerca vorrebbe vedere in una tag title: funzionalità, coerenza con gli argomenti trattati all’interno della pagina, rilevanza e facilità di lettura del testo. Inoltre, deve essere abbastanza persuasiva da spingere un potenziale lettore a cliccare il link relativo. Quando una tag title esaudisce tutti questi requisiti, il CTR e il bounce rate segnano sempre numeri positivi – e così anche il posizionamente nelle SERP relativamente alle parole chiave legate alla pagina.

  • Google può cambiare le tue tag title.

    Ci sono i SEO permalosi che si offendono, quando si accorgono che Google ha cambiato le loro tag title [per lo più negli snippet] con qualcos’altro. La riscrittura forzata dei titoli sta diventando sempre più frequente: Google sta spingendo l’acceleratore su UX e rilevanza del titolo sul testo, quindi è abbastanza facile che il motore di ricerca non sia soddifatto di quello che avete scritto… e lo sostituisca. Nonostante sia abbastanza facile scrivere due linee di codice per bloccare la riscrittura forzata delle tag title, io personalmente lascio fare a Google, soprattutto se mi accorgo che le sue tag title sono meglio delle mie!

  • Essere unici paga.

    I contenuti duplicati sono probabilmente il mio incubo più ricorrente da SEO. Sebbene i contenuti duplicati non colpiscono più direttamente il rank di una pagina, questo non significa che una o più pagine debbano competere nelle SERP sulla stessa parola chiave – di consequenza vanificando tutti gli sforzi di ottimizzazione SEO. Il mio personale mantra è sempre quello di trattare ogni singola pagina web come se fosse un sito a se stante.
    Se le pagine di un sito sono tutte ‘speciali’ e uniche come contenuti (che devono sempre essere consistenti e coerenti),  ci sono maggiori possibilità che Google Panda stia alla larga dal vostro sito (che significa nessuna penalizzazione).

Insieme alle meta description, le tag title sono il biglietto da visita di una pagina web. Ogni persona lavora dietro le quinte di un sito (professionista o blogger della domenica) dovrebbe prestare attenzione alle tag title per assicurare al proprio sito la migliore esposizione e posizionamento sulle SERP.

Domande? Chiarimenti? Lascia un commento qui sotto!

Cutting Right to the Chase Vol.2 on Amazon! Short detective stories from Tursenia

Clicca qui per la versione in italiano

Cutting Right to the Chase vol 2 cozy mystery detective short storiesMy 30th anniversary Jubilee celebrations (click here for the updated schedule) MUST start with the launch of a Chase Williams book. Since it’s still too early for the crime novel Pull the Trigger, its’ time for detective short stories.

Chase tries to live a normal life in Tursenia, but it’s not as easy as it appears. AGAIN!

I left Chase dealing with a neighbourhood serious matter between signora Paoletta and the young Pollicino… and here everything starts back!
The second volume of the detective short stories collection featuring our favourite former Scotland Yard chap debuts with a gripping story about Paoletta and Pollicino, and nine more are awaiting you!
In fact, Cutting Right to the Chase Vol.2 includes ten short stories instead of six of the first volume. What don’t change are the stories length, always 1000 words each, and the nature of the crimes Chase has to deal with, always unusual and not ordinary at all.

You can read a preview of Cutting Right to the Chase Vol.2 by subscribing to my mailing list. You will be redirected to a webpage where to read The Generous Tailor.

As some beta readers have noticed, the new short stories made Chase’s character evolve, showing a more “matured” Chase. Likewise, also Tursenia shows its darker side, where proud prostitutes alternate with young lovers, sloppy drug dealers, elderly people tired of living, amazing chefs and, as usual, Chase’s neighbors who are always gossipy, fanatically religious and very nosey.

Of course, even on Cutting Right to the Chase Vol.2 you will taste a slice of true Italy thanks to Chase’s neighbours, his friend Giulia and her little dog Luciano, as well as Chase’s best friend Inspector Angelo Alunni, who’s always hungry although stuck on a hospital bed. And if you’re as much snooper as me and Chase you’ll catch some clues about the next two Chase Williams novels!

CUTTING RIGHT TO THE CHASE IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON KINDLE STORE!

Una pubblicità anti maltrattamento solo per i piccoli/ A child abuse ad only for kids

 child abuse ad - pubblicità maltrattamento minoriL’idea è di quelle geniali, il funzionamento vecchio come le carte di Dragon Ball che trovavi dentro i succhi di frutta, che trasformavano Goku in Super Sayan.
In Spagna un team di pubblicitari ha creato una pubblicità che solo i bambini posso vedere. Il suo intento non è vendere più succhi di frutta, ma un fine giusto: far capire ai bambini maltrattati che possono chiedere aiuto. E come ci sono riusciti? Facendo passare un messaggio che solo una persona non più alta di 130 cm (che si presume sia un bambino) può leggere, mentre l’adulto leggerà un messaggio differente, dall’alto dei suoi 175 cm di media.

Un metodo intelligente per parlare con i bambini di problemi più grandi di loro e da cui sono ovviamente spaventati,  che spero possa aiutare qualche piccolo in difficoltà. Perché, come dice il video dopo la parte in inglese (che spiega tecnicamente come funziona la pubblicità), in un mondo di adulti i maltrattamenti ai bambini sono visti spesso solo dai bambini che li subiscono.

Un grazie particolare a Designtaxi che ci ha fatto un articolo da cui ho preso il video.


The idea is a very brilliant one while the mechanism is old-fashioned, as I well remember that in a lot of transformation cartoon cards attached to Italian fruit juices.
A team of advertisers has created in Spain an ad that can be read by kids only. Their aim is not to sell more fruit juice, but it’s a very good one: making abused child realise that they can ask for help. How did they do it? By spreading the anti child abuse message on people less tall than 4′ 2″ only – who is supposed to be a kid.
In fact, while kids will read the anti child abuse payoff and its call to action, adults – from their average 5′ 7″ – will read a different message, targeted to child abuse as well, but not the same kids’ one.

I think this is a very clever way to talk to kids about child abuse, and I hope it will help some little fellas in distress. Because, as the following video says (explaining the ad technically), sometimes child abuse is only visible to the child suffering it.

Thanks to Designtaxi for having highlighted it.

5 buoni motivi per scrivere un romanzo

young writer of crime novels

"My name is Stefania, I'm 9 years old and I want to be a writer of famous novels as Agatha Christie's ones."

Come avete visto dal piccolo banner sulla colonna destra del blog, ho appena terminato di scrivere un romanzo giallo in inglese. La fase di editing è iniziata ieri, e proprio ieri ho ne ho dato annuncio a un mio collega, che si è mostrato molto divertito dal fatto che scrivessi anche non-fiction. La sua domanda – pertinente – è stata: “Perché, scrivi anche romanzi?”, e di conseguenza mi sono domandata: dopo blog, giornali e saggi, perché scrivere anche racconti e romanzi? Non mi ero mai posta il quesito, perché scrivere, per me, è una cosa normale che prescinde dai “generi”. Tuttavia, ho provato a pensare ad almeno cinque motivi per cui tutti dovrebbero scrivere un romanzo, o un racconto, nella loro vita. Non importa se è brutto, o se è sarà il prossimo best-seller.

1) Siamo tutti nati per scrivere. É un concetto che ripeto spesso a chi mi chiede se può iniziare a scrivere un romanzo. La scrittura è come la danza: esiste nel DNA culturale dell’uomo, è uno strumento di espressione. ‘Scrivere’ un romanzo non significa necessariamente ‘pubblicare’, per cui l’identità scrittore=libro non è assolutamente matematica. Ho talmente tante cose dentro il cassetto che potrei riempire una libreria, ma non significa che tutte meritino dei lettori! Se hai voglia di scrivere, scrivi. E divertiti.

2) Più scrivi, più migliori. É come tirare a canestro, o provare dei calci piazzati (non importa che la palla sia tonda o ovale): ci sono i talenti naturali che diventano dei cecchini in un’ora di pratica, e poi ci sono le mezze ciabatte come me che necessitano di mesi di allenamento. La scrittura è uguale: più scrivi, più migliori. La pratica è la base fondamentale di tutte le belle cose della vita (e anche di quelle che non ci piacciono!). Il segreto per aumentare le prestazioni della pratica scribendi? Leggere. Vedi punto 3.

3) Più scrivi, più leggi. In giro si dice che ci ormai ci sono più scrittori che lettori. Posto che sia vero o meno, non vedo quale sia il problema. Per quanto mi riguarda, il fatto di scrivere tanto mi porta sempre a guardare gli altri per vedere cosa posso ‘rubare’ da loro per migliorare lo stile. E così, salto da un genere all’altro, dall’italiano all’inglese, dalla fiction alla non-fiction. E alla fine, leggo almeno quanto scrivo. Per la gioia degli altri scrittori!

4) Allargare il target dei tuoi lettori. Un concetto che vale per tutti: dai blogger, ai giornalisti sportivi, a tutti quelli che scrivono poemi sugli status dei social. Vuoi che molte più persone leggano i tuoi pensieri? Scrivi un racconto! La scrittura di fiction ti permette anche di aprire ai lettori i cancelli della tua fantasia, e di conseguenza far conoscere un aspetto di te che magari è nascosto. Oppure, creare un alter ego che vive tra la pagine del racconto.

5) Pubblicare non costa niente. Intendo, non costa un Euro. Pensi che il tuo racconto possa interessare qualcuno che non sia un amico/familiare? Allora puoi pubblicare, da solo e senza aiuto di nessun altro. Questa è davvero un’epoca d’oro per gli scrittori di fiction e non-fiction: basta un click e il lavoro di una vita (o di una sera) è online, pronto per essere letto (e giudicato) da milioni di potenziali lettori.

Mi sono dimenticata qualche punto importante? Lo spazio dei commenti, come al solito, attende preziosi suggerimenti :)


As you can see by the little banner on the right column of the blog, I’ve just ended to write the draft of my first crime novel in English. Yesterday I began editing it and I proudly announced it to one of my colleagues, who showed me his delight about the fact that I write non-fiction as well. His pertinent question was: “No way, do you write novels as well?”. Then I asked myself: why am I a novelist as well as a blogger, a journalist and a non-fiction writer? I’ve never asked myself it just because writing is a natural thing for me, which prescinds from “genres” of writing. However, I tried to think about five good reasons everybody should write a novel in their lives. It doesn’t matter if it will be terrible or it will become the next world best seller.

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