Quella tazzina da caffè

Abbiamo un bel po’ di servizi di tazzine da caffè a casa, ma io uso sempre questa tazzina da caffè perché me l’ha regalata la mia nonna Ida.
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Siccome le piace un sacco il caffè (e anche a me piace moltissimo il caffè), e siccome la vedo pochissime volte all’anno di persona (Facetime non conta), ogni volta che prendo il caffè dopo pranzo con questa tazzina, mi sembra che sono più vicina a lei.
❤️☕️

 

Le Nozze Rosse su Amazon – una storia medievale con Raffaello Sanzio

Ho pubblicato un nuovo racconto breve, e stavolta è in italiano!
Si tratta della storia medievale “Le Nozze Rosse“, disponibile per Kindle su Amazon Store in tutto il mondo.

Vi presento “Le Nozze Rosse”

Prima di tutto, un po’ di sinossi, tanto per introdurre in generale il racconto:

storia medievale le nozze rosse con raffaello sanzio“Non puoi dare vita a un quadro se non conosci chi è morto per quello.”

Tradimenti, vendette e complotti tra casate rivali non sono nulla in confronto al sangue versato quando le lotte per il potere sono intra familiari. Ne sa qualcosa Donna Atalanta di Perugia, che nel 1500 ha commissionato la famosa Pala Baglioni a un giovane pittore di nome Raffaello Sanzio.

Il dietro le quinte della celebre Deposizione Borghese, ora ospitata nella villa omonima in Roma, viene raccontata da una voce particolare che affianca Raffaello durante la composizione dell’opera d’arte. Ciò che è successo nelle famigerate Nozze Rosse di Perugia è la sanguinosa genesi di questo magnifico dipinto.

Le Nozze Rosse è una breve storia d’arte che ha come protagonista la città alter ego di Tursenia, dove sono ambientati i gialli e i racconti polizieschi di Chase Williams. Un tuffo nella pittura e nella narrativa storica, con un pizzico di mistero.

Il particolare punto di vista de Le Nozze Rosse

In questo racconto breve mi sono cimentata con una particolare voce narrante, che non è la solita terza persona onnisciente a cui mi affido spesso.
Questa volta, il narratore – o meglio, la narratrice – è la stessa pala che Raffaello dipinge mentre la storia si sviluppa e spiega le motivazioni per cui la nobildonna Atalanta Baglioni ha chiesto a Raffaello Sanzio di creare l’opera d’arte.

Non abbandonando totalmente la mia vena di giallista, lo stesso ‘dietro le quinte’ della pala ha molti elementi di giallo, mistero e suspense, giusto per rimanere in linea con i libri polizieschi di Chase Williams.

Tursenia e Chase nella mia storia medievale

Non poteva mancare un cammeo di Chase ne Le Nozze Rosse, anche per dare un senso di continuità a un racconto che per ora non ha nessun seguito – ma sto pensando di scriverne altri sulla storia di Tursenia.
E infatti, visto che la città di Tursenia è uno dei cuori pulsanti delle storie di giallo e mistero di Chase Williams, ho deciso di raccontare proprio un fatto che è accaduto nel luogo fisico più vicino al borgo medievale che nella fiction ho chiamato Tursenia e che, per l’appunto, esiste davvero e ha una storia ultra millenaria!

Cosa dicono i lettori de Le Nozze Rosse

Per ora dicono tutti cose buone! Nella scheda prodotto sul mio sito potete trovare qualche stralcio di recensione estrapolata da Amazon. Qualcuno ha già chiesto la traduzione in inglese, e ci sto lavorando su.

Le Nozze Rosse aspetta i lettori appassionati di arte, lettura e pittura di tutto il mondo su Amazon. 

Lo Yoga in aiuto degli arbitri olimpici

Pochi (o nessuno) parlano degli arbitri olimpici. Gli atleti non sono gli unici a soffrire l’atmosfera olimpica, carica di stress, di attese e di attenzioni nei loro confronti da parte del pubblico.

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Spesso visti come nemici o controllori degli atleti, gli arbitri – olimpici e non – stanno dall’altra parte della barricata, durante le manifestazioni sportive.

Nello sport moderno, il loro ruolo è ancora più importante rispetto al passato: velocità aumentate, moviole in campo, telecamere sparse in ogni angolo durante le gare, atleti e pubblico che continuamente protestano in campo e fischiano le loro decisioni: il ruolo dell’arbitro è quanto mai delicato.

L’esempio della Federazione di Volley e i suoi arbitri olimpici

Per questo motivo, la Federazione Internazionale di Pallavolo ha deciso di preparare i suoi arbitri ad affrontare le complicate situazioni che si possono verificare nel campo di gioco.

Alla base di questa scelta, vi è il pensiero che non basti l’esperienza, per gestire simili situazioni: è necessario, per essere un (bravo) arbitro moderno, essere mentalmente solidi.

La Federazione ha, quindi, conferito l’incarico ad uno psicologo sportivo elvetico, Mattia Piffaretti, il quale ha preparato gli arbitri seguendo un metodo formato da 5 aspetti essenziali: yoga, meditazione, giochi di ruolo, respirazione e tecniche di visualizzazione.

Dopo ogni partita, gli arbitri olimpici si riuniscono in un hotel poco distante da Copacabana, per discutere sugli eventuali errori commessi durante l’arbitraggio, fare esercizi di yoga e di respirazione e camminare su un filo con le mani unite.

“Gli arbitri stanno mostrando una grande dose di tranquillità”

Ha affermato Fernando Lima, segretario generale della Federazione di Pallavolo.

Ciò non significa di certo che gli arbitri, così facendo, diventeranno infallibili.

“Siamo umani, e possiamo sbagliare”
Afferma Roman Pristovakin, 38enne arbitro russo che, durante il match inaugurale di beach volley ha gestito, mediante tecniche di respirazione, una plateale contestazione da parte della star brasiliana Alison Cerutti.

“La cosa più importante è respirare per trovare la calma: cerco sempre di apparire calmo, anche se dentro di me non lo sono, è un buon metodo per gestire le situazioni difficili”

Chiosa Pristovakin. Insomma, la prossima volta che vedrete un arbitro in difficoltà, pensate alla preparazione psicologica che possono avere dietro per affrontare quel carico di stress.

Photo credits: Wall Street Journal

 

 

 

I dolori del giovane atleta olimpico

Chi pratica sport sa che infortuni e traumi facciano parte del gioco. Un atleta olimpico lo sa più di tutti gli altri.

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Questi dolori, molto spesso, non traspaiono durante la gara, anche se influenzano la prestazione sportiva dell’atleta.

É ormai risaputo che convivere con il dolore (fisico, in questo caso) sia una questione mentale.

Uno degli aspetti che gli esperti stanno cercando di studiare è come cambia la percezione del dolore, nel caso in cui l’infortunio avvenga durante la gara o meno.

Infatti, la concentrazione mentale dell’atleta durante la prestazione sportiva può far si che la tolleranza al dolore durante un match sia più alta rispetto alle normali giornate di allenamento.

Non dovremmo, quindi, stupirci se un atleta – e in particolare un atleta olimpico – si infortuni durante una gara, ma trovi la forza mentale per proseguirla fino al termine.

Indimenticabile, a questo proposito, la storia di Kerry Strug, ginnasta statunitense che, durante le Olimpiadi di Atlanta 1996, portò la sua squadra a vincere la medaglia d’oro nel volteggio, dopo essersi lesionata i legamenti della caviglia nel salto precedente.

“In un primo momento, non mi ero resa conto della gravità del mio infortunio. Solo successivamente ho capito che il suono che avevo sentito erano i legamenti che si erano lesionati”

Queste le parole della Strug dopo la sua prova.

Uno studio dell’Università di Heidelberg (Germania) ha rilevato come gli atleti abbiano una più alta soglia di tolleranza al dolore: le storie di molti atleti ne sono un perfetto corollario.

In queste Olimpiadi di Rio 2016, un atleta olimpico in particolare si è distinto in questo doloroso (e commovente) aspetto dell’avventura a cinque cerchi. Il velista francese Bouvet è stato accompagnato alla sua imbarcazione in sedia rotelle. Non riuscendo a camminare a causa di un terribile attacco di sciatalgia, ha comunque deciso di onorare la gara in ogni caso, costasse quello che costasse.

Photo Credits: Club of Athlete

Le Olimpiadi da emigrato neozelandese

Ho chiesto a un collega autore, Grant Leisham, di raccontarmi le sue Olimpiadi da emigrato neozelandese in Thailandia. E mi ha detto un po’ anche di quando era giovane, nella terra dei kiwi…

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Sapete che ho una passione per la Nuova Zelanda. E quindi saprete anche che ho molti amici Kiwi. Ho chiesto a uno di loro, Grant Leisham, che scrive libri come me e ha un blog e che come me vive da emigrato neozelandese in una terra diversa dalla sua, di raccontarmi come sta vivendo queste Olimpiadi di Rio.

Parlando parlando, mi ha raccontato anche di come era seguire i Giochi in Nuova Zelanda quando lui era giovincello. Ovviamente, da bravo scrittore ne è uscito un bellissimo spaccato della sua vita. Ho provato a tradurlo qui di seguito. Buona lettura!


Queste Olimpiadi estive di Rio 2016 sono nel loro vivo, e mi stanno coinvolgendo parecchio. 

Da quando ho dei ricordi della mia vita, sono sempre stato un convintissimo Olimpiofilo. Vi piace quando mi metto a inventare le parole, eh?
Ho amato le Olimpiadi da praticamente sempre, e ricordo con affetto quando guardai in diretta il canottaggio e l’imbarcazione a otto della Nuova Zelanda vincere l’oro a Monaco 1972.

Prima dei Giochi di Monaco, la televisione non garantiva una copertura mediatica sufficiente. Dovevamo quindi arrangiarci con la radio, che trasmetteva la cronaca delle competizioni. Per noi era già abbastanza entusiasmante di per se, figuratevi che cosa sono state le Olimpiadi, poi, quando nel ’72 è arrivata la televisione, con le immagini e tutto il resto. 

Ricordando le Olimpiadi dalla Nuova Zelanda.

Mi ricordo molto bene la volta che ho visto alla TV questi giovanotti tuttineri, l’epitome Kiwi di virilità e fermezza. Erano otto, in piedi in cima al podio, la bandiera della Nuova Zelanda che sventolava sul palo più alto, e le lacrime a dirotto scendere sulle loro guance. È stato in quel momento che credo di aver completamente afferrato l’enormità di ciò che la squadra di canottaggio della Nuova Zelanda aveva raggiunto quel giorno.

Dovete sapere che gli uomini Kiwi nel 1970 semplicemente non piangevano. Non piangevano mai, e certamente non lo facevano alla TV, in diretta in mondovisione. La mia mente da tredicenne, nel vedere tutto questo, si è resa conto di stare assistendo a qualcosa di molto, molto speciale.

Ho religiosamente seguito ogni edizione delle Olimpiadi da quel preciso momento. Che fossero Olimpiadi invernali o estive poco importava: grazie alle Olimpiadi ho avuto (e ho) la mia giusta quota di gioie, trionfi, delusioni e fallimenti. E nonostante passino gli anni e le edizioni olimpiche si susseguano, dubito di aver mai provato l’immensa ondata di orgoglio che quei vogatori vittoriosi hanno trasmesso a quel giovane e impressionabile ragazzino che ero io nel 1972 .

I Giochi Olimpici visti da un emigrato neozelandese in Thailandia

E così dicendo (e guardando), sono arrivato all’edizione di Rio 2016. E stranamente, da Kiwi, sia pure stavolta da emigrato neozelandese, i vogatori del canottaggio dominano di nuovo le speranze e i sogni di gloria olimpica tra i fanatici e gli appassionati neozelandesi di Olimpiadi.

La rinascita del canottaggio in Nuova Zelanda è stata fenomenale negli ultimi dieci anni. Siamo di nuovo tornati ai fasti e ai giorni di gloria del canottaggio neozelandese degli anni ’70 e ’80. I kiwi di entrambe le isole, ma anche emigrati neozelandesi come me, vedono le acque di Rio come un nuovo bacino per nuove glorie olimpiche.

Adesso mi trovo domiciliato, da emigrato neozelandese, in una nazione che non ha una vera tradizione olimpica. Infatti, la squadra olimpica thailandese è probabilmente non più grande di dieci atleti. Di conseguenza, la copertura olimpica televisiva  è limitata, per usare un eufemismo. Faccio davvero fatica a seguire questi Giochi, così come ho fatto per i Giochi di Londra nel 2012 e quelli invernali di Sochi nel 2014.

Eppure, grazie a Dio esiste internet! Noi veri Olimpiofili troviamo sempre un modo per guardare i Giochi, e tifare per i miei connazionali Kiwi d’oro!

Photo credit: stuff.co.nz