Fuga di cervelli: non biasimate chi va via dall’Italia

Se vi state chiedendo perché la cosiddetta ‘fuga di cervelli’ va tanto di moda tra i giovani Italiani, qui sotto troverete una tragicomica spiegazione.
fuga di cervelli, samantha cristoforetti meme

A volte sono stata accusata di far parte di quella frangia di giovani codardi che è emigrata per trovare una facile sistemazione all’estero. Saltando tutta la prosopopea del fatto che trasferirsi in un’altra nazione non è mica facile, e che non è matematico che ci si trovi bene e che ci si “sistemi”, come diceva mia nonna, stamattina è arrivata sul mio desktop un’email che è il paradigma per cui il sistema italiano si “merita” quell’emorragia di fuga di cervelli che sta accadendo ultimamente.

Prologo

Una ragazza che conosco, che chiameremo S., si è laureata a pieni voti in una disciplina scientifica presso un’università italiana, che chiameremo università di Tursenia. S., non trovando un lavoro consono alla sua laurea e non avendo sbocchi accademici in patria, si è unita alla fuga di cervelli. Dato che ha un ottimo aggancio all’estero, S. ha deciso di candidarsi per un dottorato furi dall’Italia, e ha quindi chiesto una lettera di referenza al suo docente di riferimento dell’università di Tursenia. Tralasciando i solleciti e tempi biblici, questo è quello che ha infine ottenuto:

lettera di raccomandazione in inglese, fuga di cervelli, inglese vergognoso

Ho ovviamente cancellato le parti sensibili dell’email. Per chi non mastica l’inglese, in questa email ci sono moltissimi errori di grammatica e sintassi, i concetti sono molto generici (pensate di applicare questa lettera a una candidata per un potenziale posto in banca, o per raccogliere kiwi in Nuova Zelanda, o lavare vetri in un grattacielo, o essere il capo dei designer della Apple) e non vedo nulla di particolare o degno tecnicamente di nota che possa convincere un altro collega docente a scegliere proprio S. per un dottorato. Ma la cosa più grave è il fatto che nella seconda riga dell’email, il professore citi la nostra amica S. chiamandola Laura.

Cosa ne ho dedotto io?

Da questa breve lettera di raccomandazione, posso dedurre che il professore che ha seguito la nostra amica S. durante la sua tesi di laurea:

  • Non si sia minimamente sforzato a scrivere una raccomandazione degna di questo nome;
  • Abbia fatto probabilmente un mero copia incolla da un’altra email in cui raccomandava una certa Laura (oppure non sa chi diavolo sia S.);
  • Non abbia una decente conoscenza della lingua inglese che viene pretesa (e giustamente, almeno a livello C1) agli studenti;
  • Non solo non abbia riletto l’email prima di spedirla, ma non abbia nemmeno avuto l’umiltà o la grazie di chiedere a qualcuno di rileggere/correggere ciò che ha scritto;
  • Non gliene frega nulla di sapere che all’estero qualcuno si farà di lui (e di conseguenza di tutto l’ateneo) un’idea poco positiva.

Le domande che mi sono posta

  • Quante possibilità ha la nostra S., al pari di tutto il resto, di essere ammessa a un dottorato all’estero con questa penosa lettera di raccomandazione?
  • Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, questa email è lo specchio del nostro sistema scolastico?
  • Le persone come me, che hanno sacrificato molte cose e hanno giocato la scommessa di una vita all’estero, possono pentirsi di essersi create una bella carriera e una vita serena oltralpe? Non che qui sia tutto rose e fiori, s’intende.
  • Posso mostrare quest’email a mia madre la prossima volta che mi chiederà, sempre meno convinta, se c’è qualche possibilità che io e mio marito ritorniamo a vivere in Italia, vicino alla famiglia e agli affetti? (non che qui non abbiamo, di affetti, eh)

Attendo risposte.

Lungi da me fare generalizzazioni sull’università italiana: mia sorella al momento lavora presso il polo di Perugia e si trova molto bene, collaborando con persone molto preparate.
In ogni caso, la prossima volta che mi additano come traditrice della patria (LOL), e ho la rarissima voglia di rispondere in maniera attiva (perché in genere queste cose mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro), ho il jolly email di S.

Ah, mia cara S., so che leggi questo blog, quindi per chiudere ti dico solo una cosa: per fortuna questa email non è l’unica cosa che hai nel tuo arsenale, anzi. Usa questa lettera per dire al tuo nuovo potenziale docente che questa è una lettera di motivazione, che spiega perché hai optato per un dottorato all’estero e non in Italia.

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