Giro d’Italia: una carovana rosa di angeli custodi / A pink caravan of guardian angels

That is all for you, Wouter, wherever you are.

Sono passati 366 giorni dal 9 maggio dell’anno scorso. Me ne stavo sul divano a guardare il Giro, e ho visto la macchina bianca del medico di gara inchiodare sulla strada. Wouter Weylandt è caduto rovinosamente percorrendo una discesa, ed è morto sull’asfalto.

Credo che vedere morire una persona sia la cosa più orribile che la vita possa proporre a un altro essere umano. E se vogliamo, la televisione rende tutto questo ancora più terribile, tanto vicino a noi da restituircelo – a volte – paradossalmente lontano. Come se accadesse sempre agli altri. Vi confesso che quella sera ho avuto qualche difficoltà a prendere sonno: non tanto per le immagini, ma per il fatto che il destino a volte è davvero stupido. Non si può morire a 27 anni. Un figlio non dovrebbe morire mai. 

Quando Fabio Casartelli morì avevo 11 anni, e mi ricordo di quella caduta: guardavo il Tour de France con mio padre. Mio padre provò a spiegarmi il senso della morte, perché se una ragazzina di 11 anni assiste a una morte in diretta, devi farlo. Devi fare qualcosa. Eppure, dopo 17 anni ancora non riesco a capirlo. Wouter Weylandt attendeva da 5 mesi l’arrivo della sua bimba, all’epoca della caduta mortale. Ma la vita continua, e la vita si chiama Alizée, proprio quella bimba che non conoscerà mai il suo papà.  

Il Giro d’Italia ha voluto ricordare lo sfortunato ciclista due giorni fa, proprio dove Weylandt tagliò il suo traguardo più importante, la sua vittoria più prestigiosa.
Davanti a tutti, i suoi compagni di squadra e il suo migliore amico, Tyler Farrar. Uno sguardo al cielo, per salutarlo ancora una volta, e poi via, a pedalare, proprio come piaceva a lui.

Concludo questo piccolo tributo alla memoria di Weylandt con un appunto, un esempio per tutti: l’organizzazione del Giro ha organizzato la vendita di un poster dedicato a Weylandt e al suo numero, quel 108 che trovate sempre scritto sulle strade del Giro. Il ricavato andrà ad aggiungersi a un fondo di denaro destinato ad Alizée, per aiutarla e sostenerla fino alla maggiore età. Sul poster c’è scritto: “I campioni non muoiono mai“. Spero che Alizée, quando avrà la capacità di capire, si senta un pochino più fortunata, nella sua tragica sfortuna: affianco a sé ha la sua famiglia e i suoi amici, ma anche una lunga carovana rosa di angeli custodi.


It’s been 366 days since last 9th of May. I was laying on the couch watching the Giro d’Italia when I saw the white car of the race doctor slamed on the brakes. Wouter Weylandt had a disastrous fall going through a downhill. And he passed away right there, on the asphalt. 

I guess that watching someone die is the most horrible thing that life could suggest to a human being. And if it’s possible, tv makes everything more terrible, so close to us that  – sometimes – gives it us back paradoxically far from us. as if it happened only to others. I must confess it was hard falling asleep that night, not because of the images I saw, but because of the thought about fate, which sometimes is so stupid. You can not die at age 27. A son should ever die.

When Fabio Casartelli died I was 11 and I still remember his fall. I was watching Tour the France with my father. He tried to explain me the meaning of the death, because if a 11 years old girl watches a death live you must do it.
Nevertheless, after 17 years I can’t get it. Wouter Weylandt was expecting a baby for 5 months at that mortal fall time. But life goes on, and life is called Alizée, his own daughter who will never meet his unlucky father.

The Giro d’Italia wanted to remember Wouter Weylandt two days ago, just where he reached his most important finish line, his most prestigious victory.
At the top of the group – before all other – there were his team mates and his best friend, Tyler Farrar. A glance to the sky, to greet him one last time, then go ahead again on the bike, just as Wouter likes.

I close this little tribute to Weylandt’s memory  with a little note which I would like to be an example for everyone. The Giro d’Italia has arranged the selling of a poster dedicated to Weylandt and his numer 108 – the one you use to see written on Giro’s streets.
The revenue will be added into Alizée’s fund designed for support her until her majority age. The writing on the poster says “Champions will never die“. I hope that once Alizée will be able to understand she will feel a little bit luckier being in an unfortunate situation: there will be always her family and her friends with her, but also a long, pink caravan of guardian angels.

Photo credit @giroditalia