Il meglio delle Paralimpiadi / Best of Paralympics

Mi è dispiaciuto molto non raccontare le Paralimpiadi così come ho fatto per le Olimpiadi. Un po’ per le cose da fare collateralmente, un po’ perché le ferie (di molti) sono finite, un po’ perché questi 11 giorni di sole, cielo azzurro e caldo a Londra si devono vivere tutti al 100%, per le strade e nei parchi, con la gente.

Come faccio spesso, ormai, sia per le Olimpiadi che per altri eventi sportivi, ho messo in piedi la mia classifica del meglio delle Paralimpiadi. Una classifica che non ha ordine: i punti che ho segnato sono tutti alla prima posizione.

La gente. Retorico, ma vero, verissimo. A parte qualche voce fuori dal coro, è stata una grande festa e un momento per ricordare alla gente che si può essere eroi anche senza un braccio.  É vero, gli atleti paralimpici non sono “normali”. Ma il loro essere speciali viene declinato in maniera positiva, quella maniera che non denigra la disabilità né la esalta. Semplicemente la rende socialmente accettabile. Che sembra poco, ma non lo è.

I saltatori in alto. Troppo facile mettere “i paralimpici”. Tra i superumani ce ne sono alcuni che mi hanno particolarmente colpito. Come i giocatori del calcio per ciechi, con un controllo di palla alla Maradona. Guardate il campione paralimpico categoria F42: sfido il campione olimpico Ukhov a saltare 1.74m con una gamba sola.

Ellie Simmonds. Una delle golden girl della Gran Bretagna, che ha raccolto un numero incredibile di medaglie. Lei ha quasi 18 anni e soffre di nanismo. Solo a Londra ha vinto qualcosa come due ori, un argento e un bronzo nel nuoto, dopo aver sgretolato diversi record del mondo. Un vero e proprio personaggio da copertina qui in Inghilterra, per il suo sorriso, la gioia di vivere e l’agonismo che ha espresso: “Sono arrivata seconda – ha detto l’altro giorno – e sono dispiaciuta. A me piace vincere”. Alla faccia di de Coubertin!

Gli italiani in gara. Alla faccia degli storpi, dei ciechi e dei ritardati: le performance di questi atleti sembrano superiori a quelle dei loro colleghi olimpici, almeno per quanto riguarda il medagliere.

* Olimpiadi: 28 medaglie, di cui 8 ori, 9 argenti e 11 bronzi.
* Paralimpiadi: 28 medaglie, di cui 9 ori, 8 argenti e 11 bronzi.

Ora ditemi: paralitici a chi?

“The Last Leg”. É un programma che va in onda su Channel4 subito dopo la fine della giornata paralimpica. In studio, un presentatore e una carrellata di ospiti. Che ha di diverso da “Buonanotte Londra”, il programma serale della Rai? Che a The Last Leg si scherza sulla disabilità (guardatene almeno una puntata, l’inglese è abbastanza comprensibile anche per chi non è abituato). Le storie strappalacrime non fanno più share nello sport: meglio ridere del saltatore cieco che è finito sopra un giudice, o intervistare un atleta che racconta le sue quotidiane disgrazie alle prese con le protesi. Meglio ridere che piangere, anche se non si vince, no? ;)


I’m very sorry that I couldn’t write about Paralympics as I did during the Olympic Games. There are several reasons, such as the time which was running out – I have tons of things to do everyday – the end of the holidays (and just not only mine!), the fact that I couldn’t let these wonderful 11 days of extraordinary sun, warm and blue sky pass without enjoying London on the streets and inside the parks, with people.

As I use to do, even for both Olympics and other sports venues, I wrote a list about my personal best of Paralympic Games. It’s a ranking with any type of positions: every point I mentioned is on the top of the ranking. This basically means that it’s not a real ranking, but whatever.

– People’s feedback to Paralympics. It’s kind of rhetorical, but it’s true as hell. A part from few stupids standing out from the crowd, it has been a great party-time and a moment to remind people that you can be heroes even without an arm. That’s true, Paralympics athletes aren’t normal. But their “special” status is developed in a positive way, that way which doesn’t denigrate the disability, just enhance it. And simply it makes them socially acceptable. It could seem just a little thing, but it’s not.

High jumpers. It’s too easy typing “Paralympics athletes”. Among the superhumans there are some that especially strike me. Like blind football players, for instance, who got such a stunning ball control, Maradona style. Have a look at the gold high jump medallist category F42: I’m sure that the London 2012 Olympic champion, Ivan Ukhov definitely can’t jump 1.74m using only one leg.

– Ellie Simmonds. One of the golden girls of the UK, which has collected an incredible number of medals, by the way. Ellie is turning 18 and suffers from dwarfism. Only in London (because she attended the 2008 Beijing Paralympic Games as well) has won something like 2 golds, one silver and one bronze in swimming, after having smashed several world records. She is really a cover girl here in UK, thanks to her big smile, joy of life and agonism: “I came second – she said a couple of days ago – and I’m disappointed. I hate losing, I like winning.” Take that, Mr. de Coubertin!

Italians athletes. In teeth of those who call them ‘spasticus’, retarded or cripples, their performances seem better than the Olympic fellas ones, according to the medal count.

Olympics: 28 medals – 8 gold, 9 silver e 11 bronze.
Paralympics: 28 medals – 9 gold, 8 silver e 11 bronze.

Now tell me: ‘paralytic’ who?

– “The Last Leg”. It’s a Channel4 show broadcasted just after Paralympics races. There are a funny presenter and a collection of guests. How is different from Italian Rai’s “Buonanotte Londra” show? The difference is that The Last Leg jokes with disability (you should watch at least an episode, it is worth it). Tear-jerker stories are out of fashion: it’s better to laugh at the blind jumper who crashed into a judge or interview an athlete who tells about his daily misfortunes with his blades.
Better laugh than cry, don’t you think? ;)

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