In fuga verso un Sogno: una nazionale dei rifugiati alle Olimpiadi

La nazionale dei rifugiati fa il suo esordio a Rio 2016. Il CIO vuole così sensibilizzare il mondo sulla attuale situazione mondiale.

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Le Olimpiadi, oltre che essere una manifestazione sportiva, costituiscono un enorme evento mediatico, dal momento che abbracciano diverse discipline e quindi, per logica conseguenza, appassionano un pubblico numerosissimo.

Soprattutto per questo motivo il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha deciso di portare a Rio una squadra olimpica composta da 10 rifugiati provenienti da diversi Paesi: Repubblica Democratica del Congo, Sudan del sud, Etiopia e Siria.

Sei di loro gareggeranno nelle discipline del mezzofondo dell’atletica (di questi, uno prenderà parte alla maratona olimpica), due gareggeranno nello judo e i restanti due nel nuoto.

Ysra Mardini, siriana, prenderà parte alle gare di nuoto dei 100m stile libero e e farfalla.

In fuga dalla martoriata Siria con la sorella, nuotatrice anche lei, attraversando il mar Mediterraneo, si gettarono in mare e raggiunsero a nuoto l’isola greca di Lesbo, crocevia di centinaia di migliaia di migranti.

Ora vive in Germania, dove ha potuto allenarsi e coltivare il suo sogno olimpico.

“Lotterò per tutti i rifugiati nel mondo” è il grido olimpico di Yolande Mabika, judoka congolese ormai adottato dal Brasile tre anni fa, che ha vissuto la guerra civile nel suo Paese d’origine una decina d’anni fa e che adesso “pratica lo judo per dimenticare tutto quello che i suoi occhi hanno visto durante la guerra”.

Il Presidente del CIO Thomas Bach ha affermato che “la squadra dei rifugiati sarà un simbolo di speranza che servirà ad attirare l’attenzione di tutto il mondo sulla gravità della crisi dei migranti. Non avendo né una squadra nazionale di appartenenza, né una bandiera da portare né un inno nazionale da cantare, questi atleti saranno accolti dalla bandiera e dall’inno delle Olimpiadi di Rio”

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