[Intervista] Marzia Caravelli, essere atleti di successo a 30 anni/ Meet Marzia Caravelli, a super athlete at age 30

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Marzia Caravelli sopot 2014 mondiali indoor
foto FIDAL/Colombo

Pensavo che sarebbe stato più difficile. E invece Marzia Caravelli, detentrice del record italiano dei 100m ostacoli e tra le 16 atlete più forti del mondo nella sua complicata disciplina, mi ha aperto le porte con una semplicità e simpatia contagiose.

Marzia è una delle ragazze d’oro dell’Italia dello sport, ma ha dovuto lottare con le unghie per affermarsi come atleta professionista. Perché brava, bravissima (e velocissima) lo è sempre stata, ma non è sempre facile.
Marzia è uno splendido esempio per tutti gli atleti, olimpici o semplicemente amatori.

Ecco la sua storia/intervista. Leggetela tutta perché merita davvero.
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Marzia, intanto complimenti per tutti i tuoi successi. Arrivare tra le prime 16 alle Olimpiadi di Londra è un traguardo davvero di tutto rilievo. Il tuo talento è fiorito gradualmente, esplodendo con uno strepitoso record italiano a 30 anni. Un evento alquanto “curioso”, se si pensa al trend generale dei ragazzini prodigio, non solo nell’atletica ma in tutti gli sport in generale.
Intanto grazie! :) Sì, è vero, sono esplosa tardi, ed in controtendenza con l’inclinazione attuale di essere per forza ragazzini prodigio oppure meglio lasciar perdere.
Ringrazio il mio primo allenatore per non aver voluto ottenere tutto e subito da me, ha saputo rispettare i miei tempi, la mia crescita, il mio desiderio di studiare e conoscere il mondo.
Questo purtroppo non è mai stato preso in considerazione nei momenti delle scelte importanti da parte di chi contava, e allora, si, in quelle occasioni i ragazzini prodigio andavano avanti, avevano le loro opportunità e io restavo a combattere un metro più indietro… ecco perché nel momento in cui avrei potuto dare un’ accelerata alla mia crescita come atleta mi sono trovata costretta a fare altro, e a lasciare i ritagli di tempo all’allenamento. Questo ha ulteriormente posticipato la mia maturazione, ma sapevo di non aver ancora espresso tutto quello che potevo, e questo è stato il vero motivo per cui, anche a mezzo servizio, non ho mai voluto mettere un punto! Fino a che qualcuno se ne è accorto, e finalmente ho potuto iniziare a dare libero sfogo alle mie gambe :)
Tardi, ma mai troppo tardi per vivere la gioia di un record italiano e di un Olimpiade!! E adesso, grazie al mio allenatore, che mi segue da quasi 5 anni, e alla fiducia che il centro sportivo dell’Aeronautica Militare ha voluto dare al “mio” progetto, posso sognare e lavorare per le Olimpiadi di Rio… Mi dispiace pensare che qualche ragazzo possa non sentirsi all’altezza di provarci solo perché non è stato un giovane talento.
Mi farebbe piacere se la mia esperienza potesse essere uno stimolo per quei ragazzi che, come me, qualche volta di troppo sono stati messi in disparte. C’è il tempo per crescere, ognuno ha diritto di rispettare i propri tempi e di darsi una possibilità.

Ci sono differenze, secondo te, nel vivere l’acme più alto di una carriera professionistica sportiva in età più matura, rispetto a “fare il botto” a 20 anni?
É una domanda che mi sono fatta spesso anch’io! Sicuramente ci sono delle differenze, mi chiedo che sapore avrebbe avuto ciò che ho raccolto dopo tanti anni, se invece fosse arrivato prima. Non so rispondere, so solo che adesso ho una consapevolezza della strada che ho fatto, e di quanto ho insistito per ottenere ciò in cui credevo che mi permette di essere fiduciosa su quello che sarà il mio futuro. Forse a 20 avrei perso l’opportunità che invece ho avuto di imparare a non mollare nonostante tutto…

Quello che molti non sanno di te è che, oltre a correre veloce sulla pista, sei anche un interprete per la lingua dei segni. Cosa ti ha spinto a studiare questa lingua?
É una lingua magica! É nato tutto per caso, mentre preparavo un esame di linguistica all’università. Sono stata attratta, l’idea di poter parlare con le mani, e con il corpo, senza alcun limite di argomento o profondità, mi ha affascinato da subito. E’ come immergersi in un’altra dimensione, è capire con gli occhi invece che con le orecchie, cosa che secondo me andrebbe fatta un po’ più spesso anche nella vita quotidiana.

Alla luce dei tuoi titoli di studio e della tua carriera lavorativa fuori dalla pista, hai già tracciato un’idea del tuo futuro quando appenderai le chiodate… al chiodo? Pensi di dedicarti ancora all’atletica, magari in veste di allenatrice? Tra l’altro hai un primato sui 200m di 23”16, io ti assumerei subito.

Per il momento ho deciso di smettere di pensarci, se guardo indietro nulla è andato come avevo immaginato, ci sono state tante sorprese, tante passioni, tanti interessi.
Ad oggi, grazie all’opportunità che l’Aeronautica Militare mi ha dato, sto lavorando sodo per le Olimpiadi di Rio e questo è il mio progetto di adesso! Per il futuro, sto studiando, mi interesso di ciò che mi colpisce, di ciò che mi circonda e riguarda, insomma mi sto preparando su più fronti, ma ho deciso che mi farò stupire ancora una volta quando sarà il momento di appendere le scarpe al chiodo. In fondo, sono ancora giovane no?

Per tanti anni ti sei allenata da professionista svolgendo comunque un lavoro part time in ufficio. Non voglio entrare nei dettagli della questione che ha sollevato non poche polemiche qualche tempo fa, invece mi piacerebbe sottolineare con te i lati “positivi”, se ce ne sono stati (ma sono certa di sì), di questo tuo curioso status. Voglio dire, ci sono tante persone, magari non di livello internazionale come te, che hanno un lavoro fisso ma non rinunciano agli allenamenti e alla pista. Il tuo esempio è davvero stimolante per gli amatori e i “semi professionisti”.
Vero, fino allo scorso anno ho fatto l’atleta-lavoratrice, e sebbene spesso ci sia stato il rimpianto di non poter fare di più in pista, o di non poter esprimere tutto ciò che avrei potuto, ho avuto l’occasione di non “dimenticare” che c’è tanto altro oltre lo sport. L’atletica è totalizzante, meravigliosa, una droga per chi la pratica, ma non c’è solo quella. Per un’atleta ad alto livello, così come per un atleta amatoriale ci sarà un dopo, e c’è anche un mentre…e spesso ai ragazzi giovani si toglie l’opportunità di investire un po’ su di loro come persone, l’opportunità di scoprire cosa li appassiona oltre allo sport, l’opportunità di formarsi, a discapito dello sport.
Credo che in Italia ci sia da sfatare il mito che se studi/lavori non puoi fare sport e viceversa. Ci sono stati dei momenti in cui è stata dura  tenere i ritmi di lavoro/allenamento/studio/tutto-il-resto, ma anche momenti in cui sono stata grata di avere un’alternativa che mi piacesse, e che a volte mi distraesse dalle cose che non andavano per il verso giusto..perchè non sempre fila via tutto liscio, ed essere impegnati su più fronti aiuta! Non rimpiango le scelte che ho fatto…insomma avevo il mio meraviglioso piano B nel caso in cui non ce l’avessi fatta con il mio meraviglioso piano A.

Atleti di livello mondiale considerati “senatori” come David Oliver e altri americani hanno dichiarato che, con l’età che avanza (!), hanno deciso di cambiare le modalità e le frequenze di allenamento. Per esempio, hanno interrotto gli allenamenti quotidiani per dedicarsi alla pista e alla tecnica solo 3 volte la settimana, con un’eventuale sessione di pesi settimanale e riposando per due/tre giorni. Lungi dall’entrare nei tuoi dettagli di allenamento, ma anche tu ti senti “vecchia” come loro? Voglio dire, io quest’anno festeggio 30 anni e se potessi mi allenerei 7 giorni su 7.
Io, in verità, mi sento come una che ha appena iniziato!! Questo è il mio primo anno da atleta professionista, e devo dire che mi sento come al primo giorno di scuola. Finalmente mi è stata data l’opportunità di fare questo a tempo pieno, e ho voglia di sfruttare al 100% la possibilità che ho, essendo ora parte di un centro sportivo. Mi alleno di più, adesso che ho compiuto i 32 anni, e mi vedo crescere, vedo i progressi, e vorrei fare ancora di più ma bisogna andare per gradi.
Credo che sia questo quello che spinge ad andare in campo: superare se stessi, fare piccoli-grandi progressi. Non è una questione di quanti anni si hanno, ma è una questione di quanto può crescere ancora l’asticella che ci si pone davanti, e di quanto si è motivati a farla salire! E il proprio corpo è la macchina da guidare fino a lassù.. a volte sfinito in pochi anni, a volte invece può funzionare bene e a lungo. La carta d’identità non conta!

Hai infine un messaggio da lanciare ai giovani trentenni come me, che magari iniziano a sentire i primi mal di schiena e pensano che allenarsi sodo non valga più la candela?
Beh, vale quello che ho scritto sopra, non è mai troppo tardi per iniziare, per insistere, per continuare, per darsi un obbiettivo e per fare di tutto per raggiungerlo! Significa stare in contatto con se stessi, conoscersi, mettersi in gioco, non importa quale sia la meta in palio, la parte più bella è il viaggio, dicevano! Non importa se non si raggiungerà l’obbiettivo, l’importante è averci provato, perché nel frattempo nessun momento sarà stato sprecato visto che lo sport può dare davvero tanto in termini di gratificazione, insegnamento, autostima, crescita personale, amicizie, valori e condivisione, e non c’è mal di schiena per cui tutto questo non valga la pena!

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marzia caravelli camp.ita indoor 14
foto FIDAL/Colombo

I thought it would have been tougher, yet Italian 100h national record holder and London 2012 Olympic top 16 Marzia Caravelli opened her door to me with such a nice, humble and pleasant attitude.

Marzia is one of the Italy’s golden girls; nevertheless she had to fight tooth and nail to affirm herlself as a professional full time athlete. Yes, she’s always been super cool and super fast, but sometimes it’s not enough.
Marzia is a shining inspiration for all athletes, whether they are Olympic champions or amateurs.

Here’s her story/interview. Read it all because it really deserves your attention.
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Marzia, first of all congratulations for your career achievement. You were among the best 16 hurdlers at the London Olympics, it’s quite a huge result. Your talent has blossomed gradually, reaching its top smashing the Italian national record. It’s a bit odd that you did it at age 30, as the general trend in posrt now is lead by very young phenomenons.
First thing first, thank you! Yes, it’s true, I boomed pretty late and in reverse trend with the actual infant prodigy trend.
I have to thank my first coach for not being demanding on having all at once. He respected my time, my personal and physical development, my desire of study and explore the world.  Unfortunately that journey has not been taken in consideration when the “important” people had to choose about me and/or infant prodigies. The prodiges went ahead, being more supported than me.
I stood back, fighting for my spotlight in the backstage. That forced me find another money source to make a living, making me leave only the spare time to training, when I would have boosted my career as an athlete.
This situation had further postponed my progress, but I knew I haven’t already expressed all I could do – the real reason why I didn’t want to quit training, although I was training only part time!
I kept training this way until someone finally understood my potential and gave me the opportunity to give vent to my legs. Was it late for me? Maybe yes, but it’s never too late to live the joy of a national record and an Olympics!
Today I can dream of Rio 2016 Olympics thanks to my coach (who’s been following me for 5 years) and the Areonatucia Militare club (who believes in me).
It’s sad to think that some people might not feel capable of training professionally just because they’ve not been labeled as “young promising athletes”. I’d be very happy if my personal experience would be an incentive for those who, like me, have been set aside too many times. Everyone has his own growing times, everyone deserves give himself a go.

Are there any differences, in your opinion, in enjoying the best moments of your sport career being “more mature” than exploding at age 20?
This is a question I often ask to myself as well! Of course there are differences: I wonder what flavour would everything have had if it came earlier. I don’t have one only answer for it, I just know that I’ve got a certain self awareness now that allows me to be aware of the road I hit and my stubbornness while obtaining what I believed in. That is the key that makes me feel confident about my future. Maybe at age 20 I would have not had the chance to learn to not give up.

People maybe don’t know that, beyond your career on the track, you’re also a sign language interpreter. Where did this passion come from?
It’s a magical language! It casually came up while studying for a university test. It totally bewitched me, as the idea of talking with your hands and body – with no depth or topic limits – captivated me straight away. It’s like being in another dimension, getting things with your eyes instead with your ears. I think that it’s something we should do it more often every day.

According to your two different careers, have you already planned your future life once your hurdler activity will stop? Are you more keen on track and field matters, i.e. becoming a coach? I mean, you’ve got an awesome 23”16 personal best on 200m, I would hire you immediately.
I stopped thinking about it: if I look back I can see that nothing went well according to my plans. Great surprises, passions and interests happened to me, anyway. At the very moment I just want to give my best and work hard for Rio 2016: that’s my main goal and the Aeronautica Militare club is supporting me. I am studying and getting myself ready for the future, I’m exploring what catches my interest around me. I decided that I will let life amaze me again when it will come the time to quit competing. I’m still so young, after all, right?

You’ve been training for lots of years working part time in a office. I would like you to underline the positive aspects of being a professional athlete and a part time “normal” worker at the same time. I mean, there are lots of people who, although they are not as fast as you, have a full time job and don’t quit training and competing. Your past status is very inspiring for lots of semi-pro athletes.
True, I’ve been a working-athlete until last year. Although sometimes I have the regret of not being able to do more on track or to not express myself at 100%, I had the chance of not “forgetting” that there is a whole world outside the training field. Track and field is awesome, a kind of drug for those who do it, but there’s much more beyond it.
Sometimes the society makes the mistake of not giving to young athletes the possibility to invest more time on themselves as individuals, i.e. what they like a part from sports.
I think there’s a myth to dispel in Italy: if you work/study you can’t do any sport and vice versa. There have been some moments in my life when it’s been quite hard being on top of both things (work and trainings). Nevertheless, during those moments I was grateful to have at least a way out in case one of my activities was not going as expected. Being busy definitely helps! I don’t regret the choices I made. I mean, I had my awesome plan B in case I would not have made it with my awesome plan A.

Some world class athletes considered “old” by news and magazines, like David Oliver and many more, have stated that they changed their training habits/frequency because of their age.  Do you feel “old” as well? I mean, I’m turning thirty but if I could I would train 24/7.
Actually I feel like a newbie! This is my first year as a full time athlete and I feel like it’s my first day of school! I have finally found the club who believes in me and now I can demonstrate how cool I am. I’m training more than even, now that I’m 32! Yet, I feel myself improving on lots of different aspects, I see my progress going smoothly and I’d like to do more!
That pushes me to keep on training: giving the best, overcoming my limits, making little/big steps forward. It’s not about your real age, instead it’s a matter how far you want to go – and how much motivated you are. Your body is just your tool, the age written on you ID doesn’t count!

Have you got a message to leave to “young” thirty-year-old people like me who are starting to feel old and think that training hard is not worth it anymore?
I’d tell them to read what I stated before. It’s not too late. You can start, stick on it, keep going, find a goal and give your best to reach it! You’re going to be in contact with your deep you, know yourself better, give oneself a challenge – doesn’t matter the final aim, the journey is best part! At the very end, don’t blame yourself if you potentially don’t hit your goal: you have tried to reach it, so no moment has been wasted.
Sports can teach you, please you, build self confidence in you, make you feel more mature as a person, give you a better concept of sharing and how friendship means. There’s no aches that is not worth it!