Yoga alle Olimpiadi: come snaturare uno sport / Yoga at the Olympics: how to distort a sport

Yoga, sport or videogame? Or everything messed up?

Ormai, uno sport perde la sua importanza se non fa parte dei programmi olimpici. O almeno, se non prova ad entrarci. Vuoi per una questione di interesse economico o per il puro fatto di “esserci”, ogni disciplina che si rispetti deve alzare il proprio polverone per provare a far parte dei Giochi Olimpici.
Ed è arrivato anche il turno dello yoga.

La delegazione americana degli yogi organizza ogni anno campionati di yoga anche a livello internazionale, ed è stata proprio lei ad avanzare la candidatura dello yoga come disciplina olimpica sperimentale durante i Giochi di Rio del 2016.

Le argomentazioni portate a favore di una “promozione” dello yoga sono, a mio parere, anche solide: infatti, lo yoga è una disciplina fisicamente molto dura e faticosa , che richiede tanta grazia, ed equilibrio. Proprio come la ginnastica artistica e ritmica, il pattinaggio di figura o il nuoto sincronizzato.

Eppure, io non sono d’accordo ad un’eventuale inserimento dello yoga alle Olimpiadi.
Non perché non faccia parte dello sport in senso lato, ma perché non vedo in lei nessun tipo di competizione.

Molte delle discipline sportive praticate sono nate per altre finalità, come cacciare o prevalere su un nemico. Lo yoga è nato per avvicinare l’uomo al cielo, migliorare la propria coscienza di sé e fondere in armonia spirito e corpo. Lo yoga è una filosofia che certamente può aiutare anche lo sportivo a migliorare lo stile di vita, come afferma nel suo blog anche Simone Collio, velocista italiano che detiene il record nazionale della staffetta 4×100.

Per me, lo yoga deve rimanere una disciplina, una dottrina, e non uno sport competitivo.
Non riesco a pensare come si possa vincere o perdere mantenendo una posizione di yoga. Forse è solo questione di evoluzione della disciplina nel tempo, ma spero che lo yoga rimanga così ancora per tanti secoli.


By now a sport discipline loses its importance if it is not part of the Olympic program. Or at least, if it don’t try to enter into. Whether it’s all about economic interest or the sheer fact of “being there”, every self-respecting discipline must raise its own dust to try to be part of the Olympic Games.
And so it’s coming the turn of yoga too.

The American delegation, which organizes annual yoga championships (even internationally events), has put forward the candidacy of yoga as an Olympic experimental discipline during the Games in Rio in 2016.

The arguments brought in favor of a “promotion” of yoga are strong and reasonable in my opinion: in fact, yoga is very physically hard and demanding discipline, requiring much grace and balance. Just like the Olympics’ artistic and rhythmic gymnastics, figure skating or synchronized swimming.

Nevertheless, I do not agree to a possible inclusion of yoga in the Olympics.
Not because it’s not a sport broadly speaking, but because I don’t see any kind of competition in yoga.

Many of the sports played were created for other purposes in the first place, such as hunting or defeat an enemy. Yoga was created to come men close to spirituality, improve their self-consciousness and merge spirit and body in harmony. Yoga is a philosophy that can surely help athletes to improve their lifestyle.

In my opinion yoga should remain a discipline, a kind of doctrine, and not a competitive sport. I can’t imagine how you can win or lose by maintaining a yoga position. Maybe it’s just a matter of evolution of the discipline over the time, but I hope that yoga will remain the same for so other many centuries.

Photo credit by Megan Myers