Malasanità a Roma, la mia esperienza / Medical malpractice in Rome, my experience

Should I take the number to be visited?

É di questi giorni la notizia di una serie di gravissimi episodi di malasanità scoperti quasi per caso in alcuni reparti di pronto soccorso di Roma.
Un blitz degli organi di governo ha portato alla luce le drammatiche condizioni di degenza di diversi pazienti – molti in condizioni critiche – che giacevano senza assistenza da parecchio tempo nei corridoi del pronto soccorso.
Ma il pronto soccorso non era, un tempo, una delle principali porte di accesso all’ospedale, e che a rigore di logica dovrebbe essere quindi uno dei canali più funzionali dell’intero comparto sanitario?

Il simbolo di questo scandalo è stata una povera donna in coma, tenuta in standby su una barella nell’andito del pronto soccorso, legata con delle lenzuola per non cadere. É rimasta in quelle condizioni per quattro giorni. Quattro, lunghissimi giorni.

Non voglio farla semplice, né fare il grillo parlante e dire che questa situazione era ben nota da anni sia al personale sanitario che ai romani stessi, ma vorrei raccontarvi quello che mi è accaduto personalmente le due volte che ho avuto bisogno di un ospedale a Roma. Badate bene, non sono mai stata in pericolo di morte nè sono andata al pronto soccorso per motivi gravi.
Purtroppo ho dei cari amici che hanno subito sulla loro pelle – e su quella dei loro familiari – trattamenti ben più duri ed eclatanti di quelli che vi sto per raccontare brevemente io, ma dato che voglio tanto bene a queste persone, preferisco che al limite raccontino loro stessi queste esperienze – se mai lo faranno su queste pagine o altrove – perché non voglio risvegliare in loro brutti ricordi.

2006. Qualche mese prima che mi laureassi, ho avuto un violento rash cutaneo. Ho iniziato a riempirmi di macchie rosse e pruriginose un po’ in tutto il corpo, ma senza febbre. All’inizio ho pensato a un’eczema, ma dato che ero un po’ raffreddata, mio padre – che è un medico, ma abita a 7 ore di nave da Roma – mi ha consigliato di andare al pronto soccorso.
Lui non mi aveva anticipato nulla per paura che mi spaventassi, ma aveva il sospetto che si trattasse di una forma di scarlattina. Se non lo sapete, la scarlattina è una malattia  contagiosa che a volte può essere anche molto pericolosa.

Mi sono fatta accompagnare da due amiche al pronto soccorso del policlinico universitario, di buon mattino. A ragionamento, i medici e gli infermieri del triage avrebbero dovuto pensare alla stessa diagnosi di mio padre – gli avevo inviato delle fotografie per mostrargli lo sfogo.
Mi hanno detto che non sapevano cosa potesse essere, e che se non vomitavo non mi dovevo preoccupare. Hanno poi aggiunto che mi avrebbe dovuto visitare un dermatologo e che quindi per la visita avrei dovuto aspettare lì, in pronto soccorso, senza allontanarmi mai per non perdere la priorità.
Tempo di attesa? Dalle 8 alle 10 ore. Se mi andava bene, mi avrebbero visitato alle 17, se mi andava male alle 20. Non male, per una sospetta scarlattina, ma mi piace pensare che avessero già capito che si trattava di una forma di febbre da stress che poi mi è passata in un mese.

2010. Mi sono fratturata il mignolo della mano destra – potete ridere – giocando con la Wii. Nonostante facesse un male cane e avessi provato a sopportare il dolore, alla fine il mio ragazzo mi ha trascinata al pronto soccorso dell’ospedale più vicino a casa sua. Ho aspettato due lunghe, dolorose, stressanti ore prima di vedere all’orizzonte qualche dottore. Una volta conquistata la sala visite, il dottore si è congratulato con me per il mio bendaggio fai-da-te fatto con le stecche dei gelati. E basta. Nient’altro. Mi ha prescritto delle lastre e mi ha accompagnato di nuovo in sala d’attesa, dove ho atteso un altro bel po’ di tempo senza nemmeno un antidolorifico. Alla fine, il mio ragazzo ha deciso che ne aveva di nuovo abbastanza e mi ha portato in un altro ospedale, dove finalmente le persone si sono rivelate veloci e professionali. Si è poi scoperto che il dito era rotto in due punti, per quello che mi faceva così male.

Non posso immaginare in quali condizioni le persone vivano tutti i giorni le loro degenze in ospedale, proprio in virtù delle mie piccole esperienze nei pronto soccorso della capitale.
É vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma se il trattamento riservato al mio codice bianco/verde fosse davvero lo stesso riservato anche ai casi più gravi?


There is a news here in Italy which is lately hitting the headlines. It talks about a couple of serious medical malpractice episodes discovered by accident in some emergency departments in Rome. A blitz by government controlling bodies has brought to light the dramatic confinement conditions of many patients – most of them in critical condition – who were lying unattended for a long time in the corridors of these emergency rooms.

The symbol of this scandal was a poor woman in a coma, kept on standby mode on a cold stretcher in the passage of the emergency room, and tied with sheets to avoid falling. She remained in that condition for four days. Four long days.

I do not want to make it too simple, or the Jiminy Cricket neither assuming that this situation was well known for years by the medical staff and the Romans citizens too, but I’m going to tell you what happened to me personally the two times I needed a hospital in Rome. Mind you, I have never been in danger of death and I have never gone to the emergency room for serious reasons. Unfortunately, I know dear friends of mine who have suffered on their skin – and on their loved ones – far more harsh and dramatic treatments than the ones I’m going to tell you briefly. But since I really care and respect of these people I preferred not to ask them about their painful memories and go ahead with my experience.

2006. Few months before I got graduated, I had a huge cutaneous rash. The skin has started to fill up with itchy red spots all over the body, but without any fever. At first I thought it was an eczema, but since I had a little cold, my father – who is a doctor, but lives to 7 hours by boat from Rome – advised me to go to the emergency room.
He did not anticipated anything about his thoughts for fear that I got frightened, but he suspected that it was a form of scarlet fever. If you do not know, scarlet fever is a highly contagious disease that can sometimes be very dangerous.

Two friends of mine took me to the University Hospital Emergency Department. It was early in the morning. For logical reasons, at the triage the doctors and nurses should think of my father’s same diagnosis – I  sent him some pics to show him the rash.
They told me they did not know what it could be, and that I should not be worried unless I didn’t start vomiting.  They then added that I should be visited by dermatologist, so I had to wait for a visit there in the emergency room, without going anywhere to not lose my priority.
The waiting time? From 8 to 10 hours. That meant that in good times I would be visited at 17,00, in bad times at 20,00. Not bad for a suspected scarlet fever, but I like to think that they had already realized that it was a form of stress fever that gone in a month.

2010. I broke the pinky finger on my right hand – you can laugh at it – playing Wii. It was hurting as hell, although I hold on for a week, at last my fiancee dragged me to the hospital, the closer one to his house. I waited two long, painful, stressing hours before seeing any doctor. Once I reached the visit room, the doctor congratulated me on my homemade bandage created with ice-cream sticks. Stop. Nothing more. He prescribed me x-rays and led me into the waiting room again. Then I waited there a while without any painkiller until my fiancee has had enough of it. He took me in another hospital, where people were quicker and more professional. It turned out that my finger was broken in two different parts, so I figured out why it hurt so much.

I can’t imagine in what kind of conditions people actually live the public hospitals in Rome. You can not put everyone into the same basket, but if my experience reflects the treatments given to white/green cases, I really don’t want to figure what is the treatment for the serious ones.

 Photo credit by Rachel Moore