Sonny Bill Williams in nove momenti

La storia e il profilo di Sonny Bill Williams, atleta straordinario e poliedrico, raccontati in nove momenti dall’acuta penna di Franz Vitulli.

Sonny bill williams, rugby 7, olimpiadi

Questione di famiglia

Sonny William “Sonny Bill” Williams (da qui in avanti SBW) è nato e cresciuto a Auckland, metropoli neozelandese all’estremo nord della nazione, da padre samoano e madre neozelandese con origini inglesi, scozzesi e irlandesi.

Cresciuto nel sobborgo di Mount Albert, da bambino ha dovuto fare i conti con un contesto non dei più agiati: uno dei motivi che l’hanno spinto a intraprendere la carriera da sportivo profefssionista, SBW ha ammesso da giocatore già affermato, è stato quello di comprare una casa a sua madre.

Le cronache della sua infanzia sembrano essere ben divise tra chi lo ricorda come un bambino magro, addirittura pelle e ossa, e chi era colpito dal suo talento sportivo in più di una disciplina, a presagio di quella che sarebbe stata la sua carriera. Il SBW in età scolastica primeggiava nei 100m, nel salto in alto e nella corsa campestre. E quando giocava a qualsiasi variante del football veniva aggregato ai ragazzi più grandi, giacché il confronto con i pari età sarebbe stato umiliante per gli altri.

A 12 anni, SBW lasciò l’atletica e si dedicò al rugby. Non a quello dei Parisse e dei Castrogiovanni (che più tardi in carriera avrebbe scelto, con risultati—indovinate?—eccezionali), ma al rugby a 13, il rugby league, quello senza mischia e con i placcaggi di spalla, quello professionistico già da un centinaio d’anni. Fu sua madre a contagiargli la passione per la palla ovale, nonostante il padre avesse giocato a buoni livelli.

Nelle prossime nove testimonianze, nove momenti per capire meglio la carriera e la personalità di questo sportivo straordinario.

1. Downunder, ma anche no.

Era il 27 marzo del 2011, nel tempio di Twickenham si giocava Crusaders–Sharks, prima partita della storia del Super Rugby giocata nell’emisfero nord e terminata con la vittoria per 44 a 28 dei—virtuali—padroni di casa. L’incontro, soprattutto nel primo tempo, fu pieno di azioni a cui gli occhi di uno spettatore albionico, e per estensione europeo, non erano abituati. Quel ritmo incessante, quelle linee di corsa tracciate dai trequarti della franchigia di Christchurch, quegli avanti sudafricani così pesanti facevano pensare più a un gruppo di giocatori venuti da un altro pianeta: quel rugby non poteva essere terrestre.

Al quinto minuto di gioco, secondo trentasei del video qui sopra, SBW riceve palla dal solito Dan Carter, dopo la ripartenza da una mischia, e si fionda verso un buco minuscolo che solo lui poteva aver visto. Pur dovendo leggermente cambiare direzione rispetto alla manovra impostata dal compagno apertura, SBW va dritto per dritto senza alcuna remora. Guarda a destra, ma non c’è molto da fare. Guarda a sinistra, e nel frattempo i metri macinati iniziano a essere importanti. A sinistra c’è Fruean, il secondo centro, come da manuale. SBW gliela passa, la palla, ma non senza essere placcato. È l’offload, il passaggio che ha reso famoso SBW in qualsiasi codice rugbystico in cui abbia provato a imporsi con successo.

2. La meta da 80m

Molti dei video sportivi caricati su YouTube prima del 2009 sembrano di un’altra epoca. Sarà l’estetica dei kit (in termini di design, aderenza, etc.—per quanto il Rugby League sia più cristallizzato di altre discipline in questo senso), sarà la definizione incerta della registrazione, ma come con tutti i giocatori ormai over 30, riguardando le prime azioni di SBW con una palla da rugby si ha la netta sensazione di guardare video vecchi.

Ho scelto questo video perché oltre a essere vecchio mostra anche un lato di SBW che ben conosciamo ma che non è propriamente il primo che ci viene in mente quando parliamo di lui: è veloce, e il passo dell’11 o del 14 di emergenza ce l’ha tutto.

3. Sonny Bill e il Sol Levante

Minuto 2:20 del video. SBW riceve un passaggio direttamente da touche e va in meta. Il rugby giapponese è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, ma quando SBW ha deciso di provare la Top League era il 2012 e la vittoria del Giappone contro il Sudafrica nel 2015 era ancora un evento inconcepibile—ma chi vogliamo prendere in giro: non lo era forse anche il giorno prima?

Il setting è da far nascondere dalla vergogna qualsiasi location parallela dell’Eccellenza nostrana. Le skills esibite, invece—SBW a parte—non sembrano così lontane. Il tallonatore dei Panasonic Wild Knights, dove il nostro eroe ha scelto di giocare, lancia lontano, lontanissimo. Lancia fino a SBW, che afferra l’ovale e vola a marcare la meta. Quando una cosa del genere accade, di solito è perché o il tallonatore ha lanciato troppo lontano e il primo centro ha acchiappato l’ovale vagante in qualche modo, o perché c’è sinergia perfetta tra le parti, fiducia cieca tra i due attori protagonisti. Non sappiamo quanta fiducia SBW nutrisse nel tallonatore della compagine di Ōta, ma siamo sicuri che il n.2 dei Panasonic in quel momento gli avrebbe affidato almeno la vita del suo cane.

4. Meta! Meta! È meta! No.

Nel 2013, tornato clamorosamente al Rugby League dopo aver giocato a 15 in Francia, Nuova Zelanda e Giappone (con una Rugby World Cup in mezzo, vinta tra le mura domestiche), vuoi che SBW non venga convocato appena possibile con i Kiwis?

SBW partecipa alla Rugby League World Cup del 2013, con la sua nazionale campione in carica (che questa volta perderà la finale 34–2 contro i cugini australiani).

Ho scelto questo video perché ci ricorda che SBW, in fondo, è umano come noi, e da umano come noi è soggetto a gravità, terreni scivolosi e altri fenomeni bizzarri che fanno parte delle cose terrene: SBW sta per andare in meta contro Samoa, la nazionale di suo padre, ma mentre sta per schiacciare l’ovale a terra scivola e sconfina oltre la linea di pallone morto. Pazienza, Sonnibbì!

5. La prima meta nel rugby a 7

SBW ha esordito nel Rugby a 7 a 2016 già iniziato. La sua prima meta è tutta merito del compagno di squadra che indossa la maglia numero nove, ma ciò che ha di straordinario dell’azione è che quella lì è stata, letteralmente, la prima volta in cui SBW ha toccato palla in una partita di Rugby a 7. La Marcia Imperiale di Star Wars che risuona nel Cake Tin di Wellington, stadio circolare come la Morte Nera, celebra l’arrivo di un nuovo leader nell’Impero: fatti da parte, Kylo Ren.

6. Tesoro, mi si è strappata la maglietta

Nuova Zelanda-Tonga, partita di debutto della Rugby World Cup 2011, è una divertente sequela di autoscontri senza pietà. Alla fine la meglio l’ha avuta la truppa tutta nera, ma i tongani hanno avuto ben poca pietà per le maglie dei padroni di casa—il cui tessuto, secondo Adidas, doveva essere diverso dagli altri. Ad avere la peggio è stata la maglia di SBW, che nel momento in cui se l’è cambiata ha mandato su di giri mezza platea.

7. La medaglia d’oro è un’idea, non un oggetto

Siamo di nuovo a Twickenham, e per la seconda volta SBW è campione del mondo di Rugby Union. Un ragazzino riesce a eludere la sicurezza dello stadio ed entra in campo. SBW, in uno slancio di generosità che non ha molti precedenti nella storia dello sport, si toglie la medaglia dal collo e la regala al piccolo invasore, che non riesce a credere ai suoi occhi.

Il gesto di SBW racchiude in sé una serie di significati che non è possibile riassumere in questo articolo. Di interpretazioni ne sono state date parecchie, si va dalla generosità ad addirittura la mania di protagonismo. La mia passa dal minimalismo e marginalmente dalla filosofia stoica, due chiavi di lettura della vita in cui credo molto: non è tanto il possesso dell’oggetto fisico che rappresenta la vittoria, bensì il lavoro messo in campo, la partecipazione a quella macchina perfetta che sono stati gli All Blacks del 2015, e infine il sacrificio del bambino stesso che ritiene opportuno violare una regola per congratularsi con i suoi eroi.

8. Il Sonny Bill pugile

Se pensate che tre codici di rugby siano troppi, per cortesia non cadete dalla sedia quando leggete che SBW si è cimentato con la boxe professionistica più di una volta. Su sette incontri disputati ne ha vinti sette, tre per KO.

Chi scrive non ha grandi conoscenze tecniche di pugilato, ma basta poco a capire che la boxe espressa da SBW e dal suo opponente nella testimonianza qui sopra non è di gran livello. Ma che importa? SBW ha spesso dichiarato che indossare i guantoni l’ha reso una persona migliore, molto più sicura dei propri mezzi, grazie alla disciplina che ha descritto più di una volta come un ottimo allenamento durante le pause del calendario ovale.

9. SBW, Twitter e le Olimpiadi

Il Rugby a 7 debutta alle Olimpiadi quest’anno, e la presenza di uno sportivo dalla mentalità così vincente, vera e propria star delle altre due varianti fondamentali, può solo dare forza a una disciplina che punta ad affermarsi a tutti i livelli.

SBW alle Olimpiadi è pura dichiarazione di esistenza da parte del Rugby a 7. È eredità degli Originals, quegli All Blacks che crearono il mito intorno alla propria squadra. Sapere che SBW e un certo Usain Bolt parlano di rugby, nel momento in cui tanti atleti, grazie proprio alle Olimpiadi, si stanno specializzando nel Seven, non può far fare a una disciplina relativamente nuova il salto di qualità che aspetta da tempo.

Insomma, mentre SBW dimostra di essere decisivo su qualunque campo decida di scendere, attraverso l’attenzione mediatica dimostra un’altra cosa piuttosto importante: a trent’anni suonati si vuole mettere in gioco ancora. Non è solo uno strumento di pubblicità per la palla ovale. Non è solo uno dei potenziali rappresentanti di un’ipoteticamente ultima generazione di rugbysti a tutto tondo prima dell’era di soli 7-isti puri. È uno dei pochi campioni del rugby moderno presente alle Olimpiadi, con appeal, riconoscibilità internazionale, e voglia di vincere.

Photo credit: smh.com.au
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