Sport equestri, gli italiani in gara / Horseriding competitions, the Italians at the Olympics

Stefano and his Apollo vd Wendi Kurt Hoeve

Il primo giorno del programma dei Giochi inizia con il programma di equitazione.

Ci introduce gli atleti azzurri la nostra Domizia Parri, che aveva già fatto il suo esordio nel Daily Pinner.

Nell’anno in cui si festeggia il centenario dell’equitazione ai Giochi Olimpici, l’Italia, paese di grandi tradizioni equestri, purtroppo ha soltanto tre atleti in lizza a Londra: due nel Concorso Completo e una nel Dressage.

Il Concorso Completo è una disciplina mozzafiato che non fa distinzione tra uomini e donne, professionisti e dilettanti. In Inghilterra è molto popolare. É uno sport che richiede – sia al cavallo che al cavaliere – una forma fisica superba, coraggio da leoni e grande versatilità. Si compone di tre prove diverse: una ripresa di dressage (figure di precisione, a volte anche su base musicale), una prova di salto ostacoli e una di cross-country, suddivise nell’arco di qualche giorno.

Il cross country è la parte più difficile e pericolosa, e comporta il saltare a gran velocità una ventina di ostacoli naturali in campagna: tronchi, fossi, siepi enormi, che possono anche essere piazzati in pendenza, o dentro il fango. Un cavallo (e un cavaliere) in grado di fare tutto ciò è necessariamente dotato di poteri superiori.
Io ammiro profondamente chi pratica questa durissima disciplina: loro stanno a persone come me – che si dedicano al salto ostacoli da dilettanti – come un professionista delle regate solitarie intorno al mondo sta a un ragazzino su una barchetta nello stagno. Quel che colpisce degli atleti equestri a questi livelli è l’incredibile affiatamento con il cavallo, che trapela anche solo guardando le foto. E, in effetti, occorre una conoscenza reciproca eccezionale per raggiungere certi risultati.

Vittoria Panizzon, la prima dei due completisti, (la terza atleta, Valentina Truppa, è una dressagista), vive e si allena a Stow on the Wold (UK) da quando aveva 17 anni. La cosa non stupisce: non solo è di madre scozzese – per cui ha un certo feeling con la terra albionica – ma se così non fosse, probabilmente non avrebbe potuto disporre dei mezzi necessari per una carriera come la sua. Infatti Vittoria ha già rappresentato l’Italia a Pechino nel 2008 in sella al suo Rock Model. Nel 2005 si è laureata in Biologia all’Universita’ di Bristol e dal 2006 è membro del gruppo sportivo dell’Areonautica Militare Italiana con il grado di Primo Aviere. Il suo cavallo di punta (a questi livelli gli atleti si allenano con almeno cinque cavalli, Vittoria ne ha nove) è Rock Model (Bug), un castrone PSI (purosangue inglese) del 1995. Bug è un bellissimo baio e a detta di Vittoria ha moltissimo carattere e senso dello spettacolo.

L’altro completista è Stefano Brecciaroli, 35 anni, appuntato Scelto dell’Arma dei Carabinieri. Ha iniziato con l’equitazione a 4 anni, ed è alla sua terza Olimpiade. A Londra sarà in sella a Apollo vd Wendi Kurt Hoeve, cavallo di razza BWP (mezzo sangue Belga), di proprietà di Maria Giovanna Mazzocchi. L’agguerrito Stefano è seguito dal mitico (per gli addetti ai lavori) Piero D’Inzeo: classe 1923, formò con il fratello Raimondo la coppia dei cosiddetti Fratelli invincibili dell’equitazione italiana, con sei medaglie olimpiche e sette titoli al Concorso Ippico “Piazza di Siena”.
Stefano, come gli altri atleti, ha investito molto in questa Olimpiade, così come nel suo talento: l’equitazione è uno sport in cui gli atleti devono davvero spendere parecchio denaro in mezzi e risorse, per centrare l’ingresso nei circuiti internazionali. La Federazione italiana, che non naviga nell’oro, ha deciso di investire soprattutto in questo ragazzo, che per noi è un po’ il capitano di questo trio a cavallo.

Auguriamo a Stefano, Vittoria e Valentina di battere la difficile concorrenza straniera e tornare a casa con il risultato migliore possibile. E se non sarà una medaglia, questi giovani cavalieri hanno già vinto lo stesso, e il premio è un’amicizia profonda e sincera, impagabile. Quella con il loro cavallo.


The first day of the Olympic Games schedules the beginning of horseriding competitions, and our Domizia Parri, who has already made her debut on the Daily Pinner, introduces now our athletes.

In the year of the centennial of riding sports at the Olympic Games, Italy, a country of great equestrian traditions, unfortunately provides only three athletes for competing in London: two in Eventing and one in Dressage.

Eventing is a breathtaking discipline which makes no distinction between male and female riders, nor between professionals and amateurs. Very popular in England, it demands a lot both to horse and rider: a superb physical fitness, steady courage and great versatility are required. It consists of three different tests on three days: dressage (in which precise figures, sometimes even along music, must be performed), a test of show jumping, and then a cross-country one.

The cross-country competition is the most difficult and dangerous, as it means jumping at full speed more than twenty natural obstacles in the countryside: logs, ditches, huge hedges, all of which can be placed on slopes, or in the mud. A horse (and rider) able to do such things to my eyes is necessarily endowed with superior powers.
I deeply admire those who practice this harsh discipline: their relation to people like me – amateur show jumpers – can best be depicted as the relation between a professional sailor racing solo around the world compared to a boy having fun with his boat in a pond. What I find striking about equestrian athletes at these levels is the incredible harmony bonding them with their horse, which shows clearly just looking at their pictures. And, indeed, the pair must know one another throughly to achieve such exceptional results.

Vittoria Panizzon, the first of the two completists, (the third athlete, Valentina Truppa, competes in Dressage), has been living in Stow on the Wold, UK, since she was 17. This is not surprising: not only her mother is Scottish, but probably she could not have had access to the necessary means for an equestrian career like hers if she didn’t have the opportunity to move to England. In fact, Vittoria has already represented Italy in Beijing in 2008, riding her main horse Rock Model.
In 2005 she graduated in Biology at the University of Bristol and since 2006 she is a member of the Italian Military Aviation sports team. Her main horse (at this level athletes train with at least five horses, Vittoria works with nine) is Rock Model (nicknamed Bug), a gelding PSI (English thoroughbred) born in 1995. Bug is a beautiful bay and, according to Vittoria, he displays much character and a peculiar inclination for showing off.

The other completist is Stefano Brecciaroli, 35, member of the Italian Military force, Carabinieri. He took to riding at the age of 4, and this is his third Olympics. In London, he will be riding Apollo Wendi Kurt vd Hoeve, a BWP (Belgian half blood), owned by Maria Giovanna Mazzocchi. The fierce Stefano has on his team of technicians the legendary rider Piero D’Inzeo: born in 1923, D’Inzeo formed with his brother Raimondo the so-called invincible duo of Italian riding brothers, winning six Olympic medals and seven titles at the International Horse Show “Piazza di Siena”.
Stefano, like other athletes, has invested heavily in these Olympics, not only in terms of his talent: riding is a sport that demands huge investments in equipment and resources, in order to gain access to the international circuits and even more, in order to emerge. The Italian federation, which is in dire straits, chose to invest too in this excellent athlete, who feels to us is a bit like ‘the captain’ of this horsemen/women trio.

We wish Stefano, Vittoria and Valentina all the luck they deserve to beat their competitors and to win the best possible result. In our eyes, these young riders have already won, anyway, and their prize is deep and sincere friendship, surely a priceless thing: the one they share with their horse.

Photo credit by Steve Fleischer
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