So now I work at Automattic…

I work at Automattic now. It got official on May 31st!

work at automattic, welcome pack

I’m going to talk about me being an Automattician and the work at Automattic very soon, I promise.

Being an Automattician is simply wonderful. There’s a lot of stuff to do every day, you have many responsibilities and there’s always something new to learn.

It’s like doing the best job ever, for real! You can also work from wherever you like, that’s why Franz and i managed to live in Vienna for a while. Then you come back home and find this.
Thanks Automattic for the lovely welcome pack! 😍#spoiltgirl

Taken at London, United Kingdom

More stuff about Automattic and the WordPress community on my Instagram and Snapchat (stefmattana). The picture above, in fact, comes from Snapchat, and that’s why you should follow me there.

Parlare bene dei libri letti fa bene alla salute – Speaking well of books is healthy

Un libro che non può mancare nella tua libreria!

Devo ammetterlo senza falsa modestia, ho fatto un lavoro eccellente con i miei libri. Non ho mai dubitato sulle buone risposte da parte del pubblico che legge i miei libri, per cui i feedback positivi e le buone recensioni non mi sorprendono, benché siano un grande piacere e un motivo di orgoglio per me.

Stavolta però è un po’ diverso. Luca Cortis ha letto “Ritualità della morte in Barbagia” e ha scritto una incredibile recensione sul suo blog. Come leggerete, è un testo molto ispirato che inserisce perfettamente i temi affrontati sul mio libro all’interno del contesto internazionale dei rituali funebri.

Luca scrive: “Il saggio si presenta come un ottimo lavoro di raccolta delle testimonianze relative alla morte nella società contemporanea della Sardegna e in particolare della Barbagia. Esso si inserisce tranquillamente tra i migliori studi antropologici  ed etno-sociologici relativi alle usanze e ai riti della Sardegna. Il suo valore aumenta per la recente pubblicazione in quanto mette in evidenza quali usanze e riti continuano a venir mantenuti e quali sono andati perduti.”

Non mi capita tutti i giorni di ricevere delle parole così belle e sincere da parte di uno studioso di antropologia. E quindi dovevo farvelo sapere!

É anche un grande peccato che i miei amici anglofoni non possano leggere i miei libri in inglese, ma il problema è che non trovo un professionista che traduca il testo alle condizioni che mi potrei permettere al momento. Io al momento posso affermare di non essere proprio in grado di tradurre da sola dei testi così complessi. Ma non si sa mai per il futuro!


Let’s admit to myself without false modesty, I made an excellent job with my books. I have never doubted about people’s good response after reading one of my book, so positive feedbacks and reviews does not surprise me, they are just a huge pleasure and a glory.

But this time is a little bit difference. Luca Cortis has red my book “Ritualità della Morte in Barbagia” – Death Rituals in Barbagia is the English translation – and wrote an amazing review on his blog. It’s a very inspired text which perfectly enteres the themes discussed in my book within the international context of funeral rituals.

Luca wrote: “The essay is a first-rate job of gathering evidence about death in contemporary Sardinia society and especially in Barbagia area. It could be considered among the best ethno-sociological and anthropological studies on Sardinia habits, traditions and rituals. The latest publication increases its value as it points out how customs and rituals continue to be maintained and which of them have been lost.”

It does not happened every day to receive such kind, sincere words by a scholar of anthropology. So I have to let you know!
It’s really a huge pity that my English-speaking friends cannot enjoy my essays- they are in Italian only, because I don’t find yet a good translator for them – and you can imagine I am definitely not able to translate such a complicated text. But you never know!

Cani in ospedale: noi possiamo entrare / Dog into hospitals: we are allowed

If I were about to die in a hospital, he could say farewell to me

Finalmente i cani possono entrare negli ospedali. Dico finalmente perché vivo con un piccolo mostro cane e se fossi allettata in un ospedale mi piacerebbe che ci fosse anche lui, durante l’orario di visita.
La corte di Varese ha stabilito che i cani possono visitare i loro padroni in ospedale come fanno (o dovrebbero fare) i parenti o gli amici del malato. La sentenza si prospetta come un vero uragano all’interno delle legislazioni del sistema sanitario nazionale riguardo gli animali e la loro presenza nei contesti sanitari. Una specie di rivoluzione, che molti stavano aspettando, tutto sommato.

La presenza dei cani in ospedale è la vittoria di molti, appunto, ma è soprattutto la vittoria di un’anziana donna che ha più volte chiesto il permesso di poter ricevere la visita del suo cane, che lei considera alla stregua di un figlio, o di un fratello. Sono contenta per questa signora, perché potrà certamente vivere in maniera più serena la sua permanenza all’ospedale. E sono anche contenta per tutte quelle persone che usano la Pet Therapy: non è infatti grottesco che gli animali non possano entrare nelle strutture sanitarie, nonostante le scienze mediche abbiano approvato all’unanimità che la Pet Therapy è una terapia medica vera e propria?

Capisco comunque anche il pensiero dei miei genitori – entrambi lavorano in un ospedale pubblico – quando mi dicono che spesso gli animali non sono puliti, e quindi una loro introduzione in ospedale può risultare un’azione piuttosto antigienica, diciamo. Ma quante persone poco pulite o poco igienicamente conformi transitano ogni giorno negli androni degli ospedali?


Finally dogs are allowed into hospitals. I write finally because I live with a little monster dog and if I were in a hospital I would like his company as a guest.
The court of Varese (a city not far from Milan) has set that pets can visited their masters as family members usually do – or should do.  The sentence is about to transform National Health Service statements concerning animals and their presence into health frames. Such a revolution!

It is a personal victory of an aged lady, who asked many times for permission to allow her dog to entry into the Health Care Centre, as she considers him like a son or a brother.
I’m happy for this lady who can survive her hospital stay in a more peaceful way, and I’m happy for everyone apply and follow Pet Therapy as well. Isn’t grotesque that a therapy approved by Medical Sciences cannot be applied in hospitals?

I understand my parents too – they both work in a hospital for the National Health Service – when they say that sometimes pets are not clean, so it’s not healthy and hygienic to bring them in a Health Care Centre. But how many not-clean-and-hygienic-people pass through hospitals’ halls everyday?