Christmas in Rome: an Instagram Stories Documentary

Franz and I flew to Italy to spend a nice Christmas in Rome with our combined families. Since it was the first time we did it, and also the first time we cooked a holiday meal(s) for them, I decided to use the technology to provide documentary evidence of what happened.

Christmas in rome, instagram stories, christmas documentary, family, italy

Spoiler alert: Families voted the Christmas lunch I cooked, and luckily the result is a full 10. Phew! 😅

The best tool I thought of for keeping track of the food prepping and all the other shenanigans in real time was Instagram Stories. It works pretty much like Snapchat, with the huge difference that (many) people actually comment, reply and ping me every time I upload a photo or a video.

Since the Instagram Stories last only 24 hours, but I wanted to keep the memory of that glorious Christmas in Rome and Christmas epic win, I downloaded the whole story of Dec 25th and made it a video of out it. Here it is!

I hope you enjoyed it :)
Do you have any social media evidence to share that proofs your Christmas epic win?

Taken at Rome, Italy
Find more on my Instagram account and Instagram stories!

5 profili Instagram che devi seguire – 5 interesting Instagram accounts you should follow

Scroll down to read the English version

Aggiornamento 2016: tra gli account Instagram che dovete per forza seguire ci sono il mio account Instagram–con una storia divertente a riguardo– e l’account di Chase Williams

Amo molto Instagram. Sebbene non pubblichi molte foto, mi piace andare in giro per profili a guardare foto interessanti e strane.
Ecco i cinque profili Instagram che dovresti seguire anche tu.

1) Riccardo Masini aka Sinclair

Roma Instagram Riccardo masiniRiccardo è uno dei tanti bravi appassionati di fotografia che ama moltissimo la sua città, Roma. Grazie alle sue foto su Instagram è possibile carpire la vera anima di Roma, quella poetica e bellissima che spesso non si nota, tra la bulimia artistica del turista e l’esaurimento nervoso del cittadino romano. Gli scatti di Riccardo restituiscono a Roma la pace che merita. Poche volte Roma è apparsa ai miei occhi così bella.

2) Rugbygramers

Instagram rugbygramRugbygram non è un profilo Instagram tout-court, è l’espressione dell’hashtag #rugbygram, perché funziona come un aggregatore per tutte le foto che vengono taggate con questo hashtag. In questo account, da ogni continente, giungono foto di rugbisti di ogni età e… gradazione di fango! In Rugbygram lo sport viene espresso nella sua essenza più sincera, quella che mescola il professionismo e il rugby pane e salame.

3) Dogster

Instagram DogsterAmanti dei cani e non solo, questo è il vostro vero paradiso per gli occhi: cani di tutti i tipi, razze e dimensioni nelle loro pose più belle (e buffe). Alcuni di loro raccontano una storia, alcuni raccontano la storia di chi è stato più sfortunato, altri semplicemente sono catturati nei loro momenti più divertenti o teneri. Insomma,  un profilo tutto da guardare con gli occhi così: *___*

4) Nasa

Instagram NasaVuoi andare nello spazio ma non hai il fisico (o i soldi)? Niente paura, la Nasa porta lo spazio sul tuo smartphone. Sembra che l’hobby più gettonato tra gli astronauti in orbita attorno alla Terra sia quello di fare foto… per nostra fortuna! La Nasa ha aperto parte del suo archivio fotografico e l’ha messo su Instagram, per faci sognare e rimanere a bocca aperta, osservando le stelle… guardando in basso!

5) Jamie Oliver

Instagram Jamie OliverJamie Oliver si è messo in testa un’idea: insegnare a tutti come cucinare seguendo i principi della sana alimentazione e vivere una vita equilibrata. Il profilo Instagram è uno degli innumerevoli canali di comunicazione che Jamie Oliver usa per diffondere la filosofia del buon cibo. D’altronde – e noi italiani lo sappiamo bene – mangiare sano è un’arte. Per esempio, vogliamo parlare di questa pasta?

Mi sono dimenticata qualche profilo Instagram fondamentale che bisognerebbe assolutamente seguire?

Update 2016: there are two new Instagram accounts you must follow: my personal Instagram account–here’s a funny story about it– and Chase Williams’!

I love Instagram very much. Although I don’t usually post lots of pics I enjoy browsing through the profiles to see interesting and weird pics, sometimes enhanced by brilliant comments and captions.
Here are five Instagram accounts I think everybody should follow.

1) Riccardo Masini aka Sinclair

Roma Instagram Riccardo masiniRiccardo is a passionate photographer who loves his city, Rome. Thanks to his pics on Instagram you can catch a glimpse of Rome’s deepest soul, its poetic and beautiful side that sometimes we miss: as tourists we’re often taken by a kind of artistic-bulimic syndrome, while as a citizens we’re always late and neurotic. Riccardo’s pics return to Rome its own peace. Rome has never been so splendid.

2) Rugbygram

Instagram rugbygramRugbygram is not a common Instagram profile, it’s the expression of the hashtag #rugbygram, as the account works as an aggregator of the all pics labeled with this hashtag. On Rugbygram every rugby player – of every age and shades of… mud! – can post a rugby-related photo. Rugbygram expresses the most sincere essence of sport as a mixture of both professional and amateur rugby.

3) Dogster

Instagram DogsterCalling all dog lovers! If you love dogs and puppies this Instagram profile is heaven for you! You will find dogs of every size and breeds in their best (and funny) poses. Some of them tell us a story, some other tell a story about an unlucky chap, others are simply caught during their funniest or most tender moments. To recap, it’s a profile that must be awwwwed and looked with those eyes: *____*

4) Nasa

Instagram NasaWant to go into space but don’t have the background (and money)? No worries. Nasa brings the space to your smartphone. It seems like the most popular hobby among the astronauts orbiting around the Earth is shooting pictures – a fortune for us! Nasa has opened part of its photographic archive and put it on Instagram to make us dream and leave us speechless. This way we can look at the sky while looking… down!

5) Jamie Oliver

Instagram Jamie OliverJamie Oliver runs away with this idea of teaching everyone how to cook and live a balanced life with a healthy nutrition. Jamie’s Instagram profile is just one of the lots of communication channels he uses to spread the good food philosophy. After all – Italiani know it very well – eating healthy is an art. Do you want to talk about this pasta, for example?

Did I forget some Instagram profile that needs to be follow?

E se assumessi un killer? / What if you hire a killer?

Scroll down for the English version

hire a killer © louish pixelE se un giorno ti svegliassi e decidessi di assumere un killer per uccidere qualcuno che non sopporti? Qualcuno  ci ha pensato prima di te e ha creato il suo “business” su internet. Ovviamente è una presa in giro, eppure il sito – seppure semplice e con la grafica che fa molto web 1.o – esiste e ha un bel po’ di click!

Hire-a-Killer.com ha tutti i connotati del tipico sito aziendale: una pagina “services” – cioè i servizi che svolgono (come se il titolo del sito non fosse chiaro!), dettagli su prezzi e modalità di uccisione del target, c’è persino la pagina con i testimonial, persone che sono rimaste soddisfatte del servizio e che quindi hanno assunto il sicario ottenendo il risultato sperato.
La pagina della FAQ, poi, viene perfettamente spiegato nei dettagli perché il loro servizio è lecito, e come l’identità di clienti sarà completamente protetta per ragioni di privacy (!). Si può anche scegliere la tipologia di sicario, a seconda della “specializzazione” e delle modalità di assassinio: su Hire a Killer ci sono ben quattro serial killer professionisti a tua completa disposizione per far fuori chi ti pare, dai vicini di casa ai cani, o qualche VIP che non sopportate.

Hire a Killer è un esempio molto buono di marketing aziendale, a partire dal payoff: “You pay. We whack.” – che sarebbe “Tu paghi, noi colpiamo”.
Per ovvie ragioni di privacy non compaiono i social network – se ci pensate, anche le aziende che trattano malattie imbarazzanti come la calvizie o l’impotenza sessuale non hanno delle pagine social – però nel complesso direi che non gli manca davvero nulla.

Certo, effettivamente l’idea di scoprire l’identità dei quattro sicari mi incuriosisce. Chissà che prima o poi non scriva loro per indagare.

Insomma, se hai un’azienda e la vuoi promuovere in rete, un buon esempio da seguire per costruire l’architettura del sito aziendale è proprio Hire a Killer: ecco, magari se il business è diverso tanto meglio!


What if you wake up one day and decide to hire a killer to end up someone else’s life? Maybe a chap you really don’t stand? Someone has already thought of it before you and has created a professional “business” online. This is a joke of course (or well, I hope so), yet the website – pretty simple and a bit too much web 1.o in its graphics – is online and is collecting a lot of clicks.

Hire-a-Killer.com has all the numbers and elements to be considered a very good business website: from their “services” page (seriously? Is “hire a killer” naming not enough clear?) to the prices section and the testimonials page, where several satisfied customers left their positive feedbacks after having hired a hit man.

But there is more: Hire a Killer’s FAQ page explains in details why killing a person might be not considered illegal. Your identity is safe as a customer, according to the faqs, since all the clients are protected by privacy laws.
The service features a full optional customised assassination for all needs: you can choose the weapon and the technique to kill your nemesis, hiring a killer specialised in it: there are four different assassin profiles you can choose from. They are at your complete disposal to murder everyone you desire, from neighbours to relatives, dogs or VIPs you are sick and tired of.

Hire a Killer.com is a very good example of business marketing starting from its payoff, which is brilliant in my opinion: “You pay. We whack.” Kudos to the copywriter, by the way.

As I supposed there are no social networks pages connected to the business – if you think about it, either the companies which treat embarrassing diseases like baldness or sexual impotence have no social media accounts. And the will of killing someone else could be quite… embarrassing, couldn’t it?
A part from this useless social media detail, I can state that the company has everything it needs to be successful on the internet.

My only problem with Hire a Killer.com? I want to find the four assassins identity! Should I call Chase Williams for that?

In other words, if you have a business and want to promote it online, you got to follow the Hire a Killer.com website structure. It’s going to be way better if you run another business than the professional killer company!

(Beautiful) photo credit by Louish Pixel

Un romanzo a puntate su Facebook ad Alta Velocità

romanzo a puntate su Facebook - alta velocità di stefano d'andreaNon troppo tempo fa, su queste pagine, ho presentato il concetto di “romanzo a puntate”, un originale modo di scrivere (e leggere) la narrativa. Capostipite e pioniera del romanzo a puntate sul Daily Pinner è stata Carla Monticelli, che (se non l’avete ancora capito) si è guadagnata un posto nella top 5 dei miei scrittori italiani viventi preferiti.

Ma se invece di un romanzo a puntate su ebook vi parlassi di un romanzo a puntate su un social media? No, non è Twitter: in 140 caratteri si tratterebbe di una cosa alla Beautiful, troppo audace anche per i più hard core. Sto parlando di Facebook, e stavolta parlo di un’altra vecchia conoscenza del Daily Pinner, il bravo Stefano D’Andrea.
Alta velocità” è una storia inedita, scritta da Stefano sul suo profilo Facebook, aperto a tutti, anche a chi non è suo amico su Facebook. Ogni giorno, dal 15 gennaio al 14 febbraio 2013, alle 14.00 (ora italiana) viene pubblicato un capitolo, per un totale di 31 puntate.

Ho chiesto a Stefano se i capitoli si potessero condividere, e la risposta è stata quella che mi aspettavo: «I diritti dell’opera sono di tutti coloro i quali, con la loro lettura, daranno vita e senso a questo progetto, e alla scrittura tout court. Chi vuole condividere può farlo senza chiedere senza nessun permesso. “Alta velocità” non ha proprietari, è di chi la scrive come di chi la legge.»
Insomma, un bel calcio al copyright e a tutto quello che ruota attorno al diritto dell’editoria. Ma “Alta Velocità” può sembrare una provocazione, soprattutto in un periodo in cui si fa tanto parlare di crisi del libro e delle librerie? E anche stavolta, Stefano ha la battuta pronta: «Non c’è nessuna polemica nei confronti dell’editoria, che funziona con logiche precise e chiare, e che mi segue con interesse.»

Se vi fate un giro per Facebook, vedrete che ciò che ho riportato qui esiste più o meno declinato in vari modi. Ma qui ho lo scoop, perché ho la sinossi del romanzo!
Tutto si svolge in un treno. Infatti, 4 nani fermano un TGV con il freno d’emergenza e, armati di pistola e minacciando di avere una bomba, prendono in ostaggio un vagone pieno di gente. Il resto lo tengo per me, perché Stefano mi ha raccontato come va a finire, ma non vi voglio rovinare la sorpresa! Vi anticipo solo che il punto di vista utilizzato per la narrazione è davvero interessante.

Ci vediamo tutti il 15 gennaio sulla pagina Facebook di Stefano!

Festival del Giornalismo di Perugia: la parola a Twitter / Perugia International Journalism Festival: over to Twitter

This is not a wasps’ nest. It's science, baby

Il Festival Internazionale del Giornalismo si è chiuso da qualche giorno a Perugia, registrando anche quest’anno grande affluenza in loco e uno straordinario seguito online.
Tra i tanti appuntamenti molto interessanti di questa edizione – come per esempio la presenza della portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson – ce n’è stato uno che ha suscitato in me enorme attenzione. Si tratta di un momento – più che di un evento – trasversale all’intera manifestazione, e che a mio modo di vedere meriterebbe molta più enfasi di tanti incontri e dibattiti che si sono rincorsi a Perugia nei 3 giorni di festival.

Si tratta di un esperimento condotto da un team composto da due professionisti della comunicazione e media – Angelo Centini e Pierluca Santoro – e da due volontari – Matteo Di Renzoni e Clarissa Massarelli. Insieme, questo poker ha setacciato e analizzato tutti i tweet di questa edizione del festival. Un’impresa difficile? Non per loro, che utilizzando sapientemente gli strumenti della Social Network Analysis sono riusciti a tirare fuori delle informazioni davvero interessanti.

 L’analisi di Twitter è stata condotta sotto il profilo sia quantitativo che qualitativo, a partire dall’hashtag #ijf12. Guardando i risultati del lavoro pubblicati sul sito ufficiale della rassegna, possiamo dedurre qualche facile conclusione:

Twitter è una voce importante nella comunicazione a tutto tondo. Chi non era a Perugia ha potuto seguire il Festival grazie alla cronaca degli utenti che twittavano. Proprio come se essi fossero delle voci narranti.
I retweet hanno definito i momenti più salienti del festival: i social network sono sempre più dei “termometri sociali”, e benché a qualcuno questo non piaccia, è così.
La Social Network Analysis è sempre più protagonista nel campo della sociologia e della statistica sociale: non conoscere gli strumenti che la regolano equivale a fallire come scienziati sociali. Quindi, se siete fermi a “Human Social Network Size“, sappiate che avete un sacco di roba da recuperare.
Il Festival del Giornalismo ha mostrato la tendenza dei prossimi anni. Non è lo strumento che fa male o bene alla comunicazione, ma chi lo utilizza, come avevo anche affermato durante l’evento Open Sport. E oltre al suo utilizzo, anche lo studio dello strumento può essere efficace a scopo comunicativo, e molti non sembrano averlo compreso.

Credo che l’esperimento proposto sia in assoluto l’elemento più innovativo di tutta la rassegna e spero che l’anno prossimo abbia più visibilità. Intanto, mentre aspettiamo le mappe di Social Network Analysis, possiamo dare un’occhiata a quelle presenti sul sito del Festival. 


The International Festival of Journalism ended a couple of days ago in Perugia, recording a great turnout in the city and a huge online train.
Among the many events of this very interesting festival – such as the presence of Wikileaks’ spokeswoman Kristinn Hrafnsson – there was a moment that has drawn my attention. It’s kind of a moment – rather than an event – which has crossed the whole festival and in my opinion deserves as much emphasis as many meetings and debates that came one after the other during these 3 days in Perugia.

This is an experiment led by a team of two communication and media specialistsAngelo Centini and Pierluca Santoro – and two volunteers – Matteo Renzoni and Clarissa Massarelli. They have sifted and analyzed all the messages twitted during the festival. A hard task? Not for them, who were able to bring out very interesting informations wisely using Social Network Analysis tools.

The analysis on Twitter was has been led in terms of both quantity and quality as from  #ijf12 hashtag. We can easily deduce some considerations watching the results published on the official website of the festival:

Twitter is an important voice in communication. The people who couldn’t attend it in Perugia followed the Festival thanks to those who were twitting. Just like storytellers.
Retweets defined the highlights of the festival: social networks are defining themselves as “social thermometer” more and more. Although someone doesn’t like it, it is indeed.
Social Network Analysis is increasing its important role in the field of sociology and social statistics: not knowing the tools that control SNA means failing as social scientists. So if you are stuck in “Human Social Network Size“, you may know that there is a lot of stuff to be caught up.
The Festival of Journalism showed the trend of the next years. It’s not the tool that is bad or good for the communication but who uses it, as I also said during Open Sport event. The analysis of that tool can be effective for the purpose of communication as well as the use of the tool itself. The problem is that few people seem to understand the point.

I believe that the experiment proposed is the most innovative element of the whole festival, so I hope it will have more visibility next year. In the meantime – while waiting for Social Network Analysis maps – we can look at the partial SNA maps by clicking on the official website of the Festival – I’m afraid the page is in Italian only, be patience.