Vademecum per l’aspirante londinese – Trasferirsi a Londra

Come si trova lavoro a Londra? Quanto costano le case? Si mangia male? Queste sono le tipiche domande poste da chiunque voglia trasferirsi a Londra ma non sa da dove iniziare.

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Io e Franz riceviamo messaggi privati sui social e email di questo tipo ad una frequenza altissima.

Lo scopo di questo post è quello di rispondere a queste domande sotto forma di vademecum.

Ma prima, una considerazione sulla moltitudine di approcci (non sempre dei più cortesi) che gli aspiranti expat mostrano quando ci contattano perché stanno accarezzando l’idea di trasferirsi a Londra.

  • Dopo quasi tre anni di consulting per amici, parenti, conoscenti, amici di amici e soprattutto gente che non abbiamo mai visto o conosciuto, ma che ha bussato alla nostra porta, abbiamo sviluppato un sesto senso per i perditempo. Come i cani che odorano la paura, ormai capiamo al volo chi è serio nell’intento di trasferirsi a Londra o chi invece ha solo voglia di fare qualche volo pindarico mentale. Gli individui che cadono nella prima categoria umana sono i benvenuti – e forse siamo anche in grado di dare qualche buon consiglio (vedere punto successivo). Per gli individui della seconda categoria, invece, scatta un turno di prigione senza passare dal Via!.
  • Io e Franz abbiamo siti e blog più o meno aggiornati, profili Twitter e pagine LinkedIn (!) con dettagliate descrizioni di quello che facciamo. Il tutto è aperto e visibile. Se proprio ci volete contattare, e non ci conoscete e non avete mai avuto la minima interazione con noi, non fate come questo collega qui (si, lavora nel Search come me e a quanto pare non sa googlare “lavorare come […] a Londra”) che mi ha mandato questo messaggio qualche istante dopo il follow back su Twitter.

DM-Twitter-LONDRA
Abbiate la decenza di informarvi su quello di cui ci occupiamo, prima di contattarci: se volete cercare un lavoro nel settore in cui lavoriamo, forse la nostra storia e quella di qualche conoscente potrà aiutarvi. Insomma, non contattateci per chiedere se è facile diventare camerieri o animatori 3D nell’industria cinematografica. NON LO SAPPIAMO.

Per quanto riguarda il Vademecum per trasferirsi a Londra, questa è una FAQ che Franz ha pubblicato non troppo tempo fa sul suo profilo Facebook. Si tratta di risposte che lui (e io) secondo la sua esperienza, può dare (il che significa che non sempre sono le risposte giuste, migliori o più esaustive).

Come si trova lavoro?

Dipende dal lavoro (ma va?)

Se volete cercare lavoro come commesso, cameriere, barista, etc., insomma tutti quei lavori che fanno i ragazzi italiani appena arrivati, fate prima a entrare in qualche Starbucks, Caffè Nero, Costa (le tre principali catene di caffetterie), ristorante italiano o negozio di abbigliamento, approcciate un commesso / cameriere / barista italiano e chiedete a lui. Lavori in questi settori si trovano piuttosto velocemente (sentivo qualche giorno fa di un ragazzo, in una gelateria italiana dove vado spesso, che aveva lasciato la gelateria e trovato lavoro in un pub dopo circa due ore).

Se cercate un lavoro “qualificato”, avere esperienza è fondamentale ma, anche qui, dipende dal settore. Il mantra “se per lavorare ho bisogno di esperienza come faccio a farmela” non funziona, molto spesso l’esperienza richiesta può essere anche un progetto personale (concetto sconosciuto ai più che cercano “un posto dove sistemarsi”). Qui però dovete fare i conti con la concorrenza dei cittadini locali, che sono avvantaggiati per via della competenza linguistica. Quindi o ne sapete tre volte tanto, e una volta assunti date tre volte tanto, o sono guai.

Se cercate un internship (equivalente locale degli italiani “tirocinio” o “stage”), ce ne sono di tutti i tipi, pagati e non pagati.

Come sono le case?

Questa è una delle domande più gettonate, e faccio veramente fatica a capirne la logica alle spalle. Il luogo comune vuole che le case londinesi facciano TUTTE cagare. Come questo sia possibile in una città immensa, resta per me un mistero. La verità, almeno quella testimoniata da me in prima persona (tre case cambiate, mille mila case visionate), è che di case ce ne sono di tutti i tipi e per tutte le tasche.

Ho visto case che non sfigurerebbero in Italia, case che ti farebbero dire “wow” anche in Italia, ma anche tuguri da baraccopoli africana. Se avete un lavoro che paga con il minimum wage, dovrete cercare una stanza in una casa condivisa. Se avete fretta, potreste dovervi accontentare del tugurio, per poi passare a qualcosa di meglio appena lo trovate. C’est la vie :)

Certo, alcune note comuni si possono riscontrare: assenza totale di serrande e meccanismi affini di riparo dalla luce solare, assenza di bidet, al 99% c’è la vasca e non la cabina della doccia, il lavandino del bagno è tipicamente un po’ più piccolo di quelli italiani e ha i rubinetti separati per acqua calda e acqua fredda. E, ovviamente, una casa non è una casa inglese senza il bollitore ;)

E gli affitti?

Vai su www.gumtree.com e fatti un’idea.

Ma devo sapere l’inglese?

Dipende dal lavoro che stai cercando.

Commesso, cameriere, barista: inglese scolastico, con il quale farai molta difficoltà all’inizio, ma la natura del lavoro te lo dovrebbe far migliorare piuttosto in fretta.

Lavoro qualificato / Internship: più alto è il livello, meglio è.

Il profilo che presenta la combinazione ampio curriculum + inglese scolastico è in assoluto quello più svantaggiato.

Ma non si mangia male? Come fai con il clima? Come sopperisci alla mancanza del bidet?

Metto insieme queste tre domande perché si relazionano allo stesso meccanismo mentale. Se cibo, clima e bidet sono, per te, dei problemi:

  • La tua capacità di associare un problema a un livello di priorità va come minimo rivisto e corretto.

  • Le cose, in Italia, non vanno poi così male.

Io e Franz siamo arrivati in Inghilterra con un paio di valigie con dentro vestiti, un paio di scarpe di riserva e del materiale tecnologico (e il basso di Franz). Quello che abbiamo costruito in questi mesi in termini di lavoro, carriera, economia e sviluppo personale ha un valore per noi inestimabile, che non cambieremmo per nessun motivo al mondo con una casa con il bidet, con un’estate stabile o con la possibilità di trovare una pizza buona in ogni strada della nostra città. Ci teniamo molto volentieri la vasca da bagno, l’estate un po’ ballerina (non che dall’Italia abbiamo avuto buone notizie, di recente, da questo punto di vista) e il fatto di dover fare qualche ricerca extra per trovare una pizza buona o un gelato buono (che tanto abbiamo già fatto, per cui il punto non si pone più).

Nel dettaglio:

Cibo. Se dovessimo parlare di ristorazione, il confronto non è dei più immediati. Non ha senso dire che i ristoranti italiani sono meglio dei ristoranti inglesi, perché il concetto di ristorante inglese va definito meglio. Qui i ristoranti sono definiti dal tipo di cucina che servono (italiana, cinese, indiana, francese, portoghese… ce ne sono di tutti i tipi). Come fai a dire che la trattoria da Mario della Garbatella è meglio di un ristorante indiano di Shoreditch? Parliamo di cucine troppo diverse per poter essere paragonate. Di certo il confronto tra ristoranti italiani in Italia e ristoranti italiani a Londra è generalmente a favore dei ristoranti italiani in Italia, ma anche qui, ho trovato un paio di posti qui a Londra che in Italia di sicuro non sfigurerebbero (le pizzerie di Franco Manca e le gelaterie Oddono’s in primis).

Parlando invece di ciò che si può mangiare a casa, qui forse qualcuno si sorprenderà. Da quel che ho capito, tra case inglesi e case italiane, generalmente si mangia meglio nelle case italiane. Ma se vogliamo parlare delle opportunità che si hanno se si vuole migliorare il proprio regime alimentare, beh, non ci sono dubbi. In Inghilterra è molto più facile mangiare bene rispetto all’Italia. C’è molta più varietà di pane (equamente diviso tra bianco, integrale, integrale con semi, etc.), risi (bianco, integrale, di tutte le forme e dimensioni), e persino pasta (meno forme, ma sempre equamente divisa tra bianca e integrale), per esempio. Senza contare che il supermercato inglese ti aiuta a capire che esistono altre fonti di carboidrati (avena, quinoa, grano saraceno, etc.) che noi italiani non siamo abituati a considerare, perché nei nostri occhi e nel nostro cuore oltre a pizza, pastasciutta e lasagne non c’è spazio per altro. Di carni se ne trovano di tutti i tipi (per la mortadella bisogna impegnarsi, ma per quanto a me possa piacere non mi risulta che sia un alimento fondamentale). La frutta e la verdura magari non sarà proprio quella della campagna di Zio Gigino ma non direi che è cattiva. Insomma, è più complicato uscire dagli schemi tipici italiani in Italia che voler a tutti i costi proseguire con il cibo italiano qui a Londra.

Clima. Qui tocca fare una distinzione tra Nord e Centro-Sud Italia. Per chi viene dal Centro-Sud, effettivamente può esserci un discreto shock. Per chi viene dal Nord, non so. Qui è difficile dividere l’anno in stagioni, oserei dire che c’è la stagione fredda e piovosa, e la stagione meno fredda e piovosa. Non piove sempre come il luogo comune impone, di certo l’inverno romano non è meno piovoso della stagione fredda londinese. Si sente un po’ la mancanza dell’estate, anche se il problema non è tanto la mancanza dell’estate stessa, è che quando fa caldo, tra giugno, luglio e agosto, non sai mai se il giorno dopo farà ancora caldo, ecco.

Bidet. Come ho detto più sopra, quasi tutte le case hanno la vasca. Basta imparare a fare qualche acrobazia e il problema è risolto.

Se avete letto tutta questa piccola documentazione sul trasferirsi a Londra e qualche altra domanda vi passa per la mente, postatela pure sui commenti, così integro con altre risposte.