Alex Schwazer, ci deve essere un errore

É bello scrivere dello sport sano,  quello che piace e fa piangere, anche se il tuo beniamino non vince una medaglia alle Olimpiadi. Ci piacerebbe parlare sempre di Tania Cagnotto o di Yohan Blake, ma lo sport moderno – purtroppo – è anche quello dei furbi, di quelli che imbrogliano, di quelli che per vincere vendono l’anima al diavolo.

Nessuno, vedendo lo spot di una nota merendina, avrebbe mai pensato che Alex Schwazer fosse un dopato. Un viso giovane che promuove un noto prodotto con un target squisitamente giovanissimo. Per crescere sani, belli, forti, sportivi. Come lui, come quel ragazzo con la faccia pulita e i colori del principe azzurro. Che però si è fatto tentare (e mal consigliare?) dalla più pericolosa delle tentazioni. Perché oltre alla squalifica, la tentazione è pericolosa per il resto della tua vita, perché quello che assumi e che il CIO definisce dopante fa male alla salute.

E mi dispiace. Mi dispiace per tutti quei ragazzini e le mamme convinte nell’acquisto di quella merendina, perché la sponsorizza Alex Schwazer, il campione olimpico di marcia di Pechino 2008. Mi dispiace per tutti quei giovanissimi che decidono di provare a marciare – disciplina di estrema fatica e tecnica – perché il loro idolo è Alex Schwazer. Mi spiace per l’atletica leggera italiana, che ancora una volta ne esce con le ossa rotte. Con l’immagine di un movimento che non vince, e pure imbroglia.

Ma soprattutto, mi spiace per Alex, come atleta e come uomo. Perché, forse, il peso e la responsabilità di ripetersi in una disciplina estenuante come la marcia è stata più forte della sicurezza nei propri mezzi. D’altronde, tutta l’atletica italiana sperava nella sua medaglia.

Chi conosce Alex lo dipinge come un ragazzo serio, uno di quelli sempre pronti ad esaltare i suoi compagni nei momenti belli, e a consolarli e sostenerli in quelli bui. Uno che sapeva vivere, un signore. Eppure, anche i migliori cadono.
Condannare Schwazer? Ovvio, perché non si imbroglia, e non si rischia la carriera e la salute per un alloro terreno. Però a me piange il cuore lo stesso.

EDIT: per quello che conta, mi ha appena telefonato una delle mie zie – il post è stato scritto alle 19.oo del 6 agosto. Mi chiedeva se avessi sentito della cosa di Schwazer, e se fosse davvero vero. Non ci credeva, era allibita. Anche mia nonna – 87 anni – era dispiaciuta da morire. “É come se fosse capitato a un mio nipote“, mi è stato detto.

Alex, io non credo che tu leggerai questo post. Però, ecco, se lo leggi, avrai anche tu capito  che ci dispiace, e spiace a tutti. E un atto così, da un atleta così amato, fa ancora più male.  

Photo credit by AlexSchwazer.com