Dopo anni di allenamenti in stile bodybuilding, inseguendo l’obiettivo estetico di essere forte, asciutta e “in forma”, ho deciso di provare qualcosa di nuovo: iniziare il sollevamento pesi olimpico. Ho sempre ammirato la potenza e la precisione di chi esegue strappi e slanci, ma pensavo: “Troppo tecnico per me”.
Quasi quattro mesi fa, la curiosità ha prevalso. Ho lasciato da parte i curl con i manubri e la legpress per un singolo bilanciere e la polvere di magnesite. Mi sono lanciata nel sollevamento pesi con entusiasmo, ma senza un allenatore.

La dura realtà di iniziare il sollevamento pesi olimpico senza guida
Il sollevamento pesi olimpico non è come un normale allenamento in palestra. Certo, si tratta sempre di sollevare pesi, ma il livello di complessità dei movimenti è stata inizialmente (e lo è ancora) un’esperienza umiliante. Non si tratta solo di forza, ma anche di mobilità, tempismo e coordinazione. E dopo anni di allenamento in uno stile completamente diverso (ho iniziato da sprinter e l’ho finita in sala pesi) ho capito subito che le mie atletiche basi non bastavano.
Ho passato ore a guardare video online, mettendo in pausa e rivedendo clip di atleti come Karlos Nasar, Mattie Rogers e altri campioni e campionesse. Ho consumato contenuti gratuiti sui social media: dai consigli rapidi sulla presa e sulla posizione dei piedi alle analisi dettagliate della prima tirata di uno slancio. Piattaforme come Instagram e YouTube sono diventate i miei coach virtuali, offrendomi infinite risorse.
Il libro di Greg Everett, Olympic Weightlifting: A Complete Guide for Athletes & Coaches, è diventato il mio riferimento principale. La mia Bibbia, quella dentro il cassetto del comodino negli alberghi. Non posso che consigliarlo vivamente a chiunque voglia iniziare il sollevamento pesi olimpico. È pieno di informazioni su tecnica, programmazione e suggerimenti per risolvere problemi. Insieme ai contenuti gratuiti sul suo sito e sui social, mi sembrava di avere accesso a un’intera biblioteca di saggezza sul sollevamento pesi.
Ma, nonostante l’utilità di queste risorse, mancava qualcosa. Guardare video e leggere guide non poteva darmi un feedback in tempo reale. Non sapevo se i miei problemi con lo strappo derivassero dalla posizione delle anche, dal tempismo o da qualcos’altro.
Le difficoltà dell’allenarsi da soli
Senza un coach, dovevo capire tutto da sola, e questo ha portato a diverse sfide:
- Mi ritrovavo bloccata cercando di ricordare tutti i consigli letti o visti online, finendo per paralizzarmi a metà sollevamento. Stavo pensando troppo, sempre (lo faccio ancora eh).
- Non avevo capito quanto fosse cruciale la mobilità (mobility) finché le mie spalle non hanno iniziato a protestare durante uno squat overhead. Nonostante la mia mobility sia eccellente per una vecchia ciabatta della mia età, stavo dimenticando il cruciale dettaglio di migliorarla, e non essere mai soddisfatti.
- Una settimana miglioravo nello slancio; quella dopo non riuscivo neanche a completare il riscaldamento a causa di un errore di tecnica che non sapevo identificare. I miei progressi erano incosistenti, e forse non erano nemmeno progressi, ma solo qualche fortunata azione riuscita bene.
Il punto di svolta: affidarmi a un allenatore
Dopo tre mesi di tentativi ed errori, ho deciso di affidarmi un coach. È stata una delle migliori decisioni che potessi prendere. In appena una settimana, i cambiamenti erano già visibili. Il mio allenatore ha individuato errori che non sapevo nemmeno di fare, come la traiettoria del bilanciere nella tirata e la mia tendenza a esitare durante il turnover. Ha addirittura rivoluzionato la mia posizione di partenza, dandole quella intenzione che le mancava.
Avere qualcuno che fornisce feedback immediato e correzioni personalizzate è stato un vero punto di svolta. Invece di perdere tempo con tutorial online, ora ho anche un percorso chiaro da seguire.
Le lezioni che ho imparato
Ripensando a questo percorso, ecco le lezioni più importanti che ho imparato iniziando il sollevamento pesi olimpico senza un coach:
- Libri e contenuti online sono ottimi punti di partenza (davvero, il lavoro di Greg Everett è seminale per neofiti e addetti ai lavori), ma niente è paragonabile a qualcuno che guarda i tuoi sollevamenti in tempo reale. Le risorse contano, ma il feedback reale è insostituibile.
- Non sottovalutare quanto la mobility, la flessibilità e la salute delle articolazioni influenzino i tuoi sollevamenti. Lavora su questo fin dal primo giorno.
- Il sollevamento pesi olimpico è uno sport tecnico. Non perfezionerai i tuoi movimenti dall’oggi al domani, e va bene così. I progressi richiedono pazienza: pensa a una versione di te molto paziente, poi moltiplica questa abilità per 500, e forse abbasterà.
- Che sia riuscire a completare una tirata senza perdere l’equilibrio o azzeccare finalmente uno strappo, ogni passo avanti merita di essere celebrato. Festeggia i piccoli successi: ti servirà per tutte le altre volte (la maggior parte!) che vedrai tutto nero.
Perché amo il sollevamento pesi
Nonostante le difficoltà iniziali (e attuali!), il sollevamento pesi olimpico mi ha dato un senso di “scopo” in palestra che non provavo da anni. E mi diverto anche quando va tutto malissimo. Non si tratta più solo di come appaio e come il fisico si adatta agli stimoli; si tratta di come mi muovo, di come mi sento e di come supero le sfide. È incredibilmente soddisfacente dedicarsi a padroneggiare uno sport così complesso, anche solo per me stessa.
Quindi, se stai pensando di iniziare il sollevamento pesi olimpico, fallo. Guarda i video, leggi i libri e immergiti nel mondo di strappi e slanci. Ma se vuoi davvero migliorare, non avere paura di cercare un coach prima che poi. Il tuo futuro self (e il tuo bilanciere) ti ringrazieranno.
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